mercoledì 30 marzo 2016
lunedì 28 marzo 2016
Torna a Pistoia LEGGERE LA CITTA’, la
rassegna promossa e organizzata dal Comune, che in questa sua quarta edizione
ha per tema #LA CITTÀ DEL DIALOGO. Nell'anno in cui si prepara ad essere
Capitale della Cultura, dal 7 al 10 aprile 2016, Pistoia affronta con la sua
manifestazione il tema del dialogo. E come sempre lo fa invitando personaggi
dei più vari campi del sapere: architetti e filosofi, scrittori e sociologi,
fotografi, giornalisti e tanti altri, per un totale di 60 ospiti e 40
appuntamenti, tra incontri, lezioni, mostre, passeggiate, concerti, spettacoli
e laboratori. Il tutto, come sempre, coinvolgendo tantissimi luoghi della
città.
Quattro giorni, questi, che faranno di
Pistoia la casa del pensiero urbano, per riflettere sul tema del dialogo, come
fondamentale strumento per lo sviluppo democratico di una comunità. La
capillare estensione di internet e dei nuovi media ha reso più immediato e diffuso
l’accesso all'informazione e più facile e veloce il confronto tra persone
appartenenti anche a paesi e culture molto distanti tra loro; non sempre però a
questo è seguito un miglioramento qualitativo del confronto, che - anzi –
rischia sempre più di essere viziato dalla diffusione di sentimenti xenofobi e
intolleranti, più o meno manifesti, e dal radicamento di nazionalismi e
fondamentalismi, non soltanto religiosi.
Di seguito il programma
Di seguito il programma
domenica 20 marzo 2016
L’OMBRA DEGLI ETRUSCHI
Una interessante mostra che ci permette di approfondire la
conoscenza del territorio in cui viviamo, il territorio a nord del fiume Arno,
e di porre particolare attenzione su alcune espressioni delle sue antiche
popolazioni.
Ma non solo questo. Attraverso i numerosi reperti
archeologici recuperati in questi ultimi anni in tutta la zona e la sinergia che
si è sviluppata tra i musei del territorio, possiamo entrate in contatto, per
la prima volta, con la ricca raccolta di testimonianze della cultura sociale,
religiosa e materiale dei nostri avi e approfondire la conoscenza del nostro
passato, della nostra storia.
A Prato, nel Museo di Palazzo Pretorio, dal 19 marzo al 30
giugno 2016 è possibile vivere questa esperienza e riannodare i fili con il
passato ammirando i numerosi reperti del territorio che permettono di scrivere
la storia sempre più precisa e dettagliata.
Il soprintendente Andrea Pessina, della Soprintendenza
archeologica della Toscana, scrive che “l’esposizione mette a fuoco alcuni
aspetti peculiari di uno dei periodi più significativi della storia etrusca,
l’età arcaica, che fu per questa parte dell’Etruria settentrionale interna
momento assai vivace e produttivo. È questa l’epoca che vede la fondazione di
Gonfienti sul Bisenzio, costruita come città coloniale in corrispondenza di uno
snodo strategico sulla viabilità transappenninica, in direzione di Bologna e
dei mercati dell’adriatico.
Ma questo è anche il periodo delle cosiddette “pietre
fiesolane” stele e cippi funerari in arenaria –forse realizzati da veri e
propri maestri- destinati a segnalare le tombe di personaggi di rango elevato,
che punteggiavano vasti spazi di questa parte della Toscana, dal Montalbano al
Mugello alla Val di Sieve alla piana di Firenze, Prato, Pistoia”.
La mostra si articola in due sezioni. La prima Figure di Bronzo è dedicata all’universo
del sacro.
La seconda Figure di
pietra alle “pietre fiesolane”, più di trenta reperti ricchi di
suggestioni, molti mai esposti al pubblico.
Graziella Guidotti
Museo di Palazzo PretorioPiazza
del Comune 59100 Prato
Info e prenotazioni: tel. +39
0574 19349961 da lunedì a venerdì, ore 9-18; sabato ore 9-14.
lunedì 7 marzo 2016
il Museo Marino Marini si tinge di rosa - 8 marzo giornata internazionale delle donne
Martedì 8 marzo il Museo Marino Marini si tinge di rosa in
omaggio alla giornata internazionale delle donne e per celebrare la donna che
ha reso possibile la sua nascita: Marina Marini.
Silfi (Società Illuminazione
Firenze) illuminerà così di rosa la facciata del Museo, nel suo settimanale
giorno di chiusura.
Un'iniziativa promossa dalla presidente del Museo, Patrizia
Asproni, che spiega così l’omaggio “Vogliamo in questo modo, con un "fil
rose" , ricordare le grandi donne che hanno lasciato nel tempo a Firenze e
ai fiorentini importanti eredità culturali, dall'Elettrice Palatina, che ha
permesso che la grande collezione degli Uffizi fosse lasciata alla città a
Marina Marini che ha fortemente voluto che le opere del marito diventassero
patrimonio comune”.
Museo Marino Marini
Piazza San Pancrazio, Firenze
Orario: 10:00 - 17:00, chiuso la
domenica e il martedì
Tel. +39 055.219432 - e.mail:
info@museomarinomarini.it - www.museomarinomarini.it
domenica 6 marzo 2016
ROBERT CAPA IN ITALIA
La mostra "Robert Capa in Italia 1943-44" ospitata a San Gimignano presso la
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada” dal 4 marzo al 10
luglio 2016, fa rivivere con 78 stampe fotografiche in bianco/nero da pellicole originali, gli anni della
seconda guerra mondiale in Italia.
L’autore-fotografo
Robert Capa, all’anagrafe Endre Friedman -Budapest 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954- le ha scattate
al seguito delle truppe alleate e documentano il percorso dallo sbarco in
Sicilia fino a quello di Anzio.
Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri
colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione,
Robert Capa pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita in
prima linea sui campi di battaglia a documentarne i fatti: vicino alle
tragedie, agli orrori e al dolore, allo sconforto e alla speranza dei soldati e
dei civili: “se le tue fotografie non
sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”, ha affermato più volte.
Settantotto
immagini per mostrare una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi
ridotti in macerie, di soldati e civili vittime di una stessa tragedia
L’obiettivo
di Robert Capa tratta tutti con la stessa sensibilità e solidarietà e ferma con
uno scatto la paura, l’attesa, l’attimo prima dello sparo, il riposo, la
speranza in cinque dei maggiori conflitti
mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra cino-giapponese, la seconda
guerra mondiale, la guerra arabo israeliana del 1948 e la prima guerra
d’Indocina.
Il Comune di
San Gimignano, il Museo Nazionale Ungherese di Budapest e la Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, in
collaborazione con Opera-Gruppo Civita, hanno collaborato per portare alla
nostra attenzione attraverso l’opera di Robert Capa, gli orrori della guerra e
proporci, con la pace in questo momento più di sempre in pericolo, immagini
che con la loro crudezza di testimonianze storiche inquietano e fanno
riflettere.
Ma l’uomo anche nella tragedia della
guerra trova la forza della normalità e della speranza lo documentano alcune
immagini tra le più suggestive.
Significativo il soldato che in mezzo ad
un paesaggio devastato nel quale anche gli alberi e tutta la vegetazione sono
ormai morti, trova la forza di recuperare un momento di normalità e di fiducia
nel futuro curando la sua persona lavandosi la faccia.
Altrettanto significativa la foto di una
bambina in braccio al babbo: estratta dopo sette giorni dalle macerie sotto le
quali era stata sepolta nel paese siciliano di Troina, completamente raso al
suolo, ha ancora il volto sconvolto dalla paura, ma ha già ricevuto le prime
cure con la fasciatura di una gamba e ancora più importante ha ritrovata
sicurezza, affetto e speranza sul futuro tra le braccia del babbo.
In questo caso, come in tante altre occasioni,
i funzionari ungheresi hanno ricercato le persone fotografate così il documento
fotografico risulta storicamente avvalorato dalla testimonianza fisica e verbale
diretta.
Insomma una mostra da vedere con
attenzione: a questo scopo può essere di aiuto il catalogo
bilingue, italiano/inglese, 192 pagine e 80 fotografie con testi di Beatrix
Lengyel, Ilona Stemlerné Balog, Éva Fisli e Luigi Tomassini, una coedizione Museo Nazionale Ungherese di
Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, prezzo
di copertina 35 euro, prezzo speciale in mostra 30.
Cassio Manismi
Inaugurazione
Venerdì 4 marzo 2016 ore 17.30
Orari5 – 31 marzo 10:00 -17.30
1 aprile – 10 luglio 9:30 – 19:00
Orari5 – 31 marzo 10:00 -17.30
1 aprile – 10 luglio 9:30 – 19:00
Ingresso€ 7,50 Intero;
€ 6,50 ridotto:
Informazioni
€ 6,50 ridotto:
Informazioni
call center info e booking 0577/286300
domenica 28 febbraio 2016
GRAFENE, MATERIALE DEL FUTURO?
![]() |
| Schermo flessibile al grafene |
“Perché il Grafene sta diventando il materiale del futuro”,
è questo il titolo di una delle tante conferenze che Caffescienza ha proposto
ultimamente.
Caffescienza è un’organizzazione di volontari che ha
l’obiettivo di diffondere la conoscenza attraverso incontri serali aperti
gratuitamente a tutto il pubblico. Mezzo ormai collaudato, dopo tanti anni di
esperienza, è la divulgazione in forma semplice, attraverso l’intervento di
scienziati specializzati nelle singole materie, di complessi temi di attualità.
Non si tratta di conferenze o di lezioni ma di una breve presentazione seguita
da un colloquio-discussione tra i presenti in sala. Una partecipazione attiva
condotta in modo da essere comprensibile e approfondita per gli scienziati e i
ricercatori ma anche per i semplici curiosi.
Il Grafene è un materiale composto da tanti singoli strati
di atomi di carbonio disposti nella configurazione chimica “a grafite”, da qui
il nome.
![]() |
| Grafene per pneumatici |
Sebbene questo materiale sia ancora in fase sperimentale,
suscita grande interesse perché presenta una gamma di potenzialità che ne
rendono interessante l’impiego in una serie di ambiti molto vasta.
Attualmente si sperimentano proprietà che fanno prevedere
l’utilizzo del Grafene nei seguenti settori:
Elettronica, le
caratteristiche di conducibilità superiore al silicio e dissipazione inferiore
a rame e argento fanno ritenere che si riveli utile nella costruzione di
pannelli fotovoltaici, di coperture anti ghiaccio e fulmine nell’avionica,
nelle fibre ottiche per le comunicazioni.
Biologia, a motivo
della tolleranza con i tessuti organici, può essere impiegato per protesi ad
alta biocompatibilità.
Fisica, le
prestazioni meccaniche risultano altissime anche a fogli molto sottili.
Chimica, permette
di legare le molecole di gas quindi consente lo stoccaggio di materiali
infiammabili o esplosivi in sicurezza perché neutralizza le loro
caratteristiche pericolose.
Abbigliamento, è
un materiale leggerissimo ed elettroconduttore, fa intuire perciò applicazioni
importanti nell’abbigliamento. Si pensa di poter confezionare capi di con
caratteristiche confortevoli assolutamente nuove perché i sottilissimi e
flessibili fogli di Grafene accoppiati ai tessuti possono rendere i capi
elettroriscaldabili.
Sarà mai sazio l’uomo di ricerca, novità, comodità e confort?
Cassio Manismi
martedì 26 gennaio 2016
NEXUS. L’incontro tra macchina e umano nell’immaginario, nella tecnica e nella scienza contemporanei
![]() |
Mano robotica. Istituto di BioRobotica,
Scuola Superiore Sant’Anna
|
Un
allestimento espositivo che inizia con una carrellata storica sull’immaginario mostrando
riferimenti al mito, all’arte, al cinema, ai fumetti, alla cultura classica e a
quella pop.
Si tratta dell’allestimento
della mostra “NEXUS. L’incontro tra macchina e umano nell’immaginario, nella
tecnica e nella scienza contemporanei”, una
interessante mostra che si può ammirare nelle
sale a piano terra dello storico palazzo Medici Riccardi di Firenze. Le numerose
opere d’arte antica che custodisce il Palazzo e la sua stessa architettura,
danno, per contrasto, risalto alla mostra e alla ricerca che presenta. Si
tratta della protesi della mano: la Life Hand 2, una mano bionica sensibile,
cioè una protesi in grado di trasmettere al cervello informazioni molto simili
a quelle trasmesse dalla pelle delle dita.
Il
collegamento fra mano artificiale e cervello è reso possibile dall’impianto di
sottili elettrodi nei nervi del moncone del braccio. Tutto è ampiamente
documentato in modo in modo didattico da oggetti, grafici, filmati-
Grazie al peculiare
fascino della biorobotica la mostra intende coinvolgere in particolare le fasce
più giovani della popolazione, quelle che in un futuro prossimo vivranno appieno
questa realtà. Integranti sono un ciclo d’incontri per adulti e di laboratori
di robotica per bambini da 8 a 13 anni. Gruppi scolastici potranno partecipare
gratuitamente, su prenotazione, a laboratori di robotica secondo un calendario
di cui si possono avere informazioni su http//mostre.museogalileo.it
La mostra è
interessante non soltanto per i più giovani ma anche per gli universitari e per
gli adulti che possono rendersi conto di quanto oggi la scienza e il mondo
corrono in fretta verso, oppure addirittura in mezzo a una terza rivoluzione
industriale.
“Gli ultimi
decenni sono stati caratterizzati da uno sviluppo vertiginoso di macchine che
ripristinano o amplificano la capacità operativa del corpo umano. Dotate di
un’inedita intelligenza di risposta agli stimoli esterni, le nuove macchine
hanno con l’uomo un rapporto d’influenza reciproca tanto intimo da risultare
meglio descritto come partnership piuttosto che come relazione
soggetto-strumento.
![]() |
Stelarc, Handswriting. Writing
One Word Simultaneously with Three Hands
Maki Gallery, Tokyo 1982. Photographer:
Keisuke Oki
|
L’esposizione
racconta la ricerca biorobotica contemporanea e i suoi straordinari risultati e
presenta importanti documenti storici mostrando i percorsi paralleli della
scienza e dell’immaginario dai miti dell’antichità fino alla fantascienza dei
giorni nostri.
Senza
pretendere di offrire una trattazione esaustiva, Nexsus vuole proporre spunti di approfondimento e invitare alla
riflessione sui cruciali interrogativi etici e politici che l’utilizzo delle
tecnologie biorobotiche solleva”
Tra gli
aspetti, tutti interessanti e attentamente documentati, quello che più ha
colpito la nostra fantasia è stato scoprire che per “interfacciare” il cervello
alla mano è indispensabile impiantare nei nervi dell’arto mancante alcuni
elettrodi . Questi elettrodi non possono alloggiare a lungo nel corpo dell’uomo
senza provocare pericolose crisi di rigetto. Prima dell’impianto vengono perciò
completamente ri”vestiti”, con una gelatina ottenuta facendo sciogliere le
fibre di seta con un appropriato procedimento chimico.
La seta, la
fibra più vagheggiata e desiderata lungo la storia per ostentare ricchezza e ruolo
sociale, oggi viene impiegata, sempre come “vestito”, non più per soddisfare le
ambizioni dell’uomo, ma per scopi socialmente utili, nel caso della Life Hand 2,
aiutare tutti coloro che, per le più varie ragioni, abbisognano di protesi
sensibili.
Graziella
Guidotti
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