giovedì 12 settembre 2019

ANOTHER STILL LIFE la mostra di Shi Liang all'Accademia delle Arti del Disegno

Uccidermi non è facile, 2019

La Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno a Firenze, dal 12 al 29 settembre 2019 ospita la mostra dell’artista cinese Shi Liang ANOTHER STILL LIFE, curata da Giovanni Iovane, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera, ideata da Xiuzhong Zhang, e promossa e organizzata dall’Accademia delle Arti del Disegno e da Zhong Art International.

La mostra Another Still Life propone a Firenze ventisei opere di Liang. La natura morta che ispira il titolo dell’esposizione, sebbene esistesse anche in precedenza, solo a partire dal Seicento si configura come genere autonomo nella storia dell’arte occidentale. E come scrive il curatore Giovanni Iovane nel testo di presentazione alla mostra, non solo si afferma come genere, ma anche ‘come spazio autonomo in cui l’artista sperimenta e riflette sul significato dell’arte. E le sperimentazioni e riflessioni di Shi Liang sono di estremo interesse. Il suo è un realismo feroce, propone dei fermo immagine su alcune scene di vita quotidiana, sottraendole allo scorrere del tempo, e nell’immobilità dei suoi dipinti, emerge con potenza la sua maestria pittorica e al contempo qualcosa di perturbante. La sua tecnica così profondamente legata alla pratica dello Still Life, si estende in mostra anche alle installazioni, alle sculture e ai video.
Inferi, 2019

I richiami all'arte occidentale sono continui: la serie Underworld ripropone tutti gli elementi simbolici delle Vanitas seicentesche, alludendo continuamente alla caducità della vita e alla effimera condizione dell’esistenza, mentre è chiaro l’omaggio all’anniversario della morte di Leonardo nell’uomo vitruviano dell’opera 500 anni o ‘quello alle nature morte di Giorgio Morandi nella serie Abstraction and Realism, che si presentano come meta narrazioni questa volta legate alle grandi immagini della storia dell’arte ancora qui ri-animate,’ come scrive ancora Iovane.

Nelle installazioni di grande formato il tempo immobile preso dalla categoria dello Still Life, ha una duplice funzione: da una parte sottrae alle storie il loro normale scorrere, dall’altro frammentariamente restituisce, attraverso l’opera stessa, il tempo più ampio della Storia. E’ quello che capita in Suspended case, opera di 3x9 mt composta da antiche panche sospese alla parete, appositamente concepita per la sala centrale dello spazio espositivo della Accademia delle Arti del Disegno, o nei libri e nelle pergamene che si mostrano come testimonianza di un tempo passato e contemporaneamente come fantasmi che riportano la scrittura nel tempo presente.
Caso in sospeso, 2019
Nella serie di ritratti “forati” che chiudono l’esposizione, infine, l’inquietudine si mescola nuovamente al realismo feroce che è vera e propria cifra stilistica di Shi Liang.


sabato 7 settembre 2019

SETTEMBRE IN PIAZZA DELLA PASSERA

L’attesissimo appuntamento “Settembre in Piazza della Passera”, si ripete dal 10 al 13 settembre anche quest’anno ricco di eventi.
Una novità è il nuovo spazio della piazzetta dello Sprone, recentemente riqualificata e restituita alla città dopo decenni di abbandono.

Quest’anno la manifestazione celebra il centenario della nascita del batterista Art Blakey artista che ha occupato un importante posto nella storia della musica sia per il suo spirito innovativo e per il recupero delle radici musicali afroamericane ma anche per il suo impegno nell’affermazione dei diritti civili del popolo afroamericano e per la sua personale ricerca spirituale e religiosa.
The Big Beat”, progetto a cura di Alessandro Di Puccio, ricorda la figura e la grandezza di questo maestro del jazz con due concerti che vedranno esibirsi un ensemble internazionale di quindici elementi, in totale.

Programma (per leggere bene cliccare sopra con
tasto destro e scegliere apri link in altra finestra)
Il primo, martedì 10 settembre,The Message” è incentrato sulla musica dei Jazz Messengers, una delle formazioni di punta del jazz americano degli anni ‘50 e ‘60, riproponendo i brani più significativi della storia del gruppo. Sul palco uno dei nomi più importanti del jazz a livello mondiale, il sassofonista Emanuele Cisi, in compagnia di altri straordinari jazzisti come il contrabbassista Jesper Bodilsen, il batterista Adam Pache e tre giovani talenti: Humberto Amesquita al trombone, Paolo Petrecca alla tromba e Nico Tangherlini al pianoforte.
Il secondo concerto, mercoledì 11 settembre, “Rhythm in Paradise. La spiritualità del tamburo, sarà un tripudio di strumenti a percussione riuniti per riproporre Orgy in Rhythm, disco tra i più entusiasmanti della straordinaria produzione di Blakey, datato 1957 e fuori dal contesto Jazz Messengers. Sul palco un organico composto in prevalenza da strumenti a percussione con l’aggiunta di pianoforte, contrabbasso e sax: Alessandro Fabbri, Piero Borri e ancora Adam Pache alla batteria, Alessandro Di Puccio al vibrafono, i giovani emergenti Michele Andriola e John Russo alle percussioni, Francesco Maccianti al pianoforte, di nuovo Jesper Bodilsen al contrabbasso e la giovane promessa Giulio Ottanelli al sax alto e soprano. Giovani che, da quest’anno, renderanno l’offerta del festival ancora più ricca. Il programma di questa edizione 2019 si articolerà, infatti, su più eventi giornalieri, già dal pomeriggio concerti, performance e incontri introdurranno all’evento principale delle 21.15. Sul palco centrale in Piazza della Passera alle 19.00, avremo la rassegna dedicata a giovani musicisti del Conservatorio Cherubini, Siena Jazz e Accademia Musicale di Firenze. Nel secondo palco, allestito nella Piazzetta dello Sprone, dalle 17.15 conferenze e momenti musicali con piccole formazioni.
Tra gli ospiti di questa edizione, giovedì 12 settembre, alle 21.15, la vocalist Luisella Sordini, in arte solo Luisella, cantante dei Mondo Candido che porta qui il suo primo album da solista “Storie brevi”, una rosa di brani composti e arrangiati per lei da Marco Lamioni, scomparso nel 2017. Un album classico, senza tempo, ricco di sonorità acustiche e orchestrali che si rifà alla tradizione degli autori del periodo d’oro degli anni ‘60 e primi ‘70. L’accompagnano Simone Marrucci alle chitarre e alla direzione musicale, Giacomo Ferrari alle tastiere, Alessandro Querci al basso elettrico e, alla batteria, l’ex Litfiba, Daniele Trambusti.
A seguire, sempre il 12, Morbosita, giovanissimo trio blues-stoner con un’ottima formazione alle spalle, risultato dell’unione tribale di Alessandro Chiavoni, Jonny Schwed e Francesco Terribile, tra i primi classificati al festival Resistente, al Drakonfest e al Rock My Life Summer Contest, che presentano il loro primo disco “RE MORBOSH!”. Uniti nell’idea di riportare il rock al potere dei suoi antichi albori, senza incorrere in bieche citazioni o riferimenti risentiti, i Morbosita ricercano un’innovazione stilistica data dalla forza degli anni d’oro della musica e, come direbbero loro, “dalla fusione delle loro Indoli”.
Venerdì 13, alle 21.15, a chiusura della manifestazione torna in Piazza della Passera Barbara Casini con lo Steen Rasmussen Quinteto. Il gruppo, tra i migliori del panorama danese, è un live act molto popolare e si contraddistingue per uno stile unico, definito “jazz brasiliano come pensavi di conoscerlo”, che lo ha portato in tournée in tutto il mondo, suonando tra gli altri con Kid Creole and the Coconuts, Dee Dee Bridgewater, Simply Red e Rick Astley. Barbara Casini, che durante la sua carriera ha collaborato con personalità di spicco della scena jazz e brasiliana in Italia e all’estero come Phil Woods, Lee Konitz, Toninho Horta, Guinga, oltre a Enrico Rava e Stefano Bollani, ormai da anni è ospite fisso dei loro concerti live. CANTA è l’ultimo album dei Steen Rasmussen Quinteto, registrato dal vivo e uscito nel 2018, dove oltre a due bellissimi brani della Casini, troviamo anche due canzoni cantate dalla leggendaria artista brasiliana Joyce Moreno, la presenza del cantante e chitarrista brasiliano Leo Minax e della cantautrice svedese Josefine Cronholm.
Durante i quattro giorni del festival, sulla facciata di piazza della Passera dietro al palco, prima dei concerti saranno proiettate le immagini di Pierpaolo Florio, tratte dal libro “FIRENZE Q1 ZTL O” (Edizioni Gonnelli, 2018) con una presentazione della giornalista de La Repubblica Laura Montanari: cento fotografie sulla vita dell’Oltrarno suddivise in quattro capitoli dedicati alla vita sociale, il lavoro, gli oggetti e la vita notturna.

mercoledì 28 agosto 2019

IDENTITY 1,618 Tiziano Bonanni a Palazzo Vecchio


INFINITAMENTE, transizione pittorica policomposta
in Gens style, 2017
 IDENTITY 1,618
1989 – 2019: dalla caduta del muro di Berlino all’intelligenza artificiale
L’artista fiorentino Tiziano Bonanni sarà ospite con la mostra IDENTITY 1,618 nella Sala d’Arme a Palazzo Vecchio dal 28 agosto al 5 settembre 2019.
Tema della mostra l’identità come valore portante dell’individuo in rapporto al proprio tempo e alle sue trasformazioni storiche e sociali ma anche identità come costante aurea 1,618 o “divina proporzione” che dall'uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci, nel suo 500esimo anniversario della morte, si pone come pietra d’angolo fra imprevedibile genialità umana e intelligenza artificiale, fra limiti della perfezione programmata e potere illimitato dell’ intuizione che l’uomo possiede geneticamente da sempre.

CIBELE,transizione policomposta in Gens Style, 2019
La mostra sarà anche l’occasione per sostenere l’Associazione Tumori Toscana e promuovere attraverso l’arte contemporanea un messaggio sull'importanza del suo servizio di cure domiciliari oncologiche gratuite. A tal proposito, culminerà con una simbolica cerimonia di “finissage” in cui una delle opere esposte, dedicata a Madre Teresa e intitolata Come sassolini gettati nel mare (2017), sarà donata al dottor Giuseppe Spinelli, presidente di ATT, e messa all'asta. Il ricavato verrà totalmente devoluto a sostegno dell’associazione in occasione del suo 20esimo anniversario dalla fondazione avvenuta nel 1999.

La mostra fiorentina, aperta sino al 5 settembre 2019, presenterà una selezione di circa 70 opere fra dipinti, sculture e composizioni; la mostra presenta le varie fasi creative di Bonanni a partire dagli anni Novanta e con esse anche l’evoluzione delle tecniche espressive. Una produzione artistica da sempre aderente alle tematiche sociali ed esistenziali, che di recente l’artista ha ulteriormente elaborato. A partire dagli anni Duemila la pittura sola non basta ad esprimere il cambiamento che ha toccato l’uomo e la società, perciò l’artista si affida all’impiego di materiali diversi stratificati tra loro per raccontare nuovi percorsi storici. E’ così che nasce la serie GenS (Generative Stratification Style), dove la figura appare frammista a residui, stratificazioni, appunto; forme che sembrano una proliferazione di immagini innescate dall’emozione, dalla memoria, sulla base dell’analogia, più che della logica: “un palcoscenico di ibridazioni – scrive Nicola Nuti nell’ introduzione al catalogo - su cui sfilano le figure dell’oggi, immerse in una densità drammatica.”
Un racconto ininterrotto rappresentato da una serie di opere suddivisa in tre periodi, 1989-1999 / 2000 – 2009 / 2010 - 2019, in cui memoria storica e memoria personale si intrecciano in un suggestivo allestimento.

UN'INTERA VITA PER SOLI 10 SECONDI
Tributo a Owens, transizione policomposta, 2018
Tiziano Bonanni, fra i principali esponenti della scena artistica contemporanea, è pittore, scultore, grafico, designer ed insegnante: è presidente e direttore di RST ART ACADEMY, scuola di formazione e specializzazione nelle arti del disegno e della pittura con sede a Scandicci, in provincia di Firenze, dal 1997. Si diploma nel 1990 all’ Accademia di Belle Arti di Firenze lavorando successivamente come insegnante e designer in libera professione per noti brand italiani della moda e dell’artigianato. Nel 2014 si laurea in Arti Visive e Nuovi Linguaggi Espressivi della Pittura, Biennio Specialistico, presso la stessa  Accademia. Atleta e judoka ha tratto ispirazione dalle discipline marziali fondendole con le proprie radici umanistiche per il raggiungimento della qualità in ogni attività della vita e dell’arte come principio d’eccellenza. Firenze è la sua città con la quale vive un profondo legame: membro onorario di importanti istituzioni storiche e culturali della città di Firenze, è stato calciante di parte bianca per il quartiere di S. Spirito nel gioco del calcio in livrea.

COMPOSIZIONE CON CROCE in rovi, corde,
chiodi, farfalle, 2005
La mostra, curata da Nicola Nuti, illustrata in catalogo (Polistampa), resterà aperta fino al 5 settembre con orario 10.00 - 19.00. L’ingresso è libero.


Tiziano Bonanni
IDENTITY 1,618
1989 – 2019: Dalla caduta del muro di Berlino all’intelligenza artificiale
Sala d’Arme di Palazzo Vecchio,
28 agosto – 5 settembre 2019.
Ingresso libero

mercoledì 17 luglio 2019

MUMMIE. VIAGGIO VERSO L’IMMORTALITÀ



Cassetta per ushabti di Nekhtamontu_1550-1070 a.C.
Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze dal 16 luglio al 2 febbraio 2019 ospiterà la mostra “MUMMIE. VIAGGIO VERSO L’IMMORTALITÀ”.

A seguito di uno studio scientifico sulle mummie della sezione “Museo Egizio” curato dalla dottoressa Maria Cristina Guidotti ed eseguito dall’Università di Pisa nasce nel 2000 l’idea di esporre una serie di oggetti che fanno parte del deposito del Museo Archeologico. La mostra, il cui allestimento è stato curato da Contemporanea Progetti s.r.l., grazie all’apporto di Expona-museum exibition network dal 2011 ha viaggiato a lungo in Europa, toccando Germania, Austria e Finlandia, e poi, dal 2018, in Cina, nelle città di Guiyang, Hefei, Ningbo, Xian e Jinan ora finalmente torna nella sua sede di partenza.


Testa di mummia_656-332 a.C.
L’Egitto e le mummie hanno sempre suscitato grande curiosità nelle persone infatti cinema, teatro e letteratura hanno approfittato ripetutamente dell’aura magica che circonda l’idea della vita oltre la morte, stimolando la fantasia.
L’esposizione vuole avere un taglio scientifico ed illustra il concetto della sopravvivenza dell’anima nell’aldilà e il significato di tutti quegli oggetti che nell’antico Egitto venivano abitualmente deposti nelle tombe insieme al defunto. Per gli antichi egiziani, infatti, la morte non determinava la fine della vita, ma costituiva un momento di passaggio a un’altra forma di esistenza. L’anima per continuare a vivere aveva bisogno di tutta una serie di accorgimenti e di oggetti che dovevano magicamente consentirle la sopravvivenza oltre la morte e, soprattutto, doveva reincarnarsi nel proprio corpo che, per questo motivo, era conservato al meglio tramite pratiche di imbalsamazione del cadavere che diventava così una mummia. L’argomento, di indubbio fascino, è spesso trattato facendo leva sull’idea di mistero e sugli aspetti più macabri, e questo diffonde idee inesatte sulle credenze della cultura egiziana: nella mostra un video presenta il procedimento dell’imbalsamazione dei corpi dal punto di vista tecnico, in maniera chiara e comprensibile ma non per questo meno interessante.

Sarcofago di Padimut_1069-656 a.C.
L‘esposizione è organizzata in due parti: la prima dedicata al concetto di sopravvivenza dell’anima e alla “mummificazione” del corpo del defunto, la seconda dedicata agli oggetti che accompagnavano il morto nella tomba. Quest’ultima è articolata in due sezioni, nelle quali si presentano gli oggetti del corredo che avevano esclusivamente una funzione funeraria (stele, ushabti, tavole d’offerta), e gli oggetti che dovevano ricreare nella tomba la vita quotidiana (abbigliamento, gioielli, mobilio di vario tipo).
Statua del sacerdote Henat_525-404 a.C.

Mummia di donna di epoca romana I-II sec. d.C
Papiro funerario di Epoca Tolemaica_332-30 a.C.

Patrizia Casini










lunedì 8 luglio 2019

IL REGNO DELLA PUREZZA.


Pastorella, 牧羊女, 2012
Nuova interessante mostra a Palazzo Medici Riccardi, a Firenze, dal 5 al 28 luglio 2019, IL REGNO DELLA PUREZZA. Il tibet nella pittura di HAN YUCHEN, la prima personale in Italia dell’artista cinese Han Yuchen.

Fratello e Sorella 兄妹俩, 2009
Al centro dell’esposizione fiorentina è il Tibet, con i suoi paesaggi mozzafiato, i grandiosi monasteri, le montagne altissime, le antiche città perdute, la sua cultura millenaria e i suoi abitanti. Han Yuchen ha subito sempre un fascino profondo dal Tibet e ne conosce profondamente tutti i luoghi. Negli ultimi dieci anni, ha percorso, sia in estate che in inverno, gli altipiani e le vallate ai piedi delle montagne più alte del mondo, dimorando in tende, abitando con famiglie tibetane e visitando i pascoli. Questa intima familiarità emerge con forza in questa raccolta di dipinti.

Innocenza infantile, 童趣天成, 2015
Han Yuchen identifica in questa regione, innevata e mistica, il regno di una "purezza", riposta nel candore fisico e spirituale. “I tibetani sono gente modesta e tenace” racconta l’artista. “I loro occhi sono pieni di gentilezza…La bellezza del Tibet sta proprio nella sua gente che vive felicemente e in maniera pacifica, ma in maniera intensa e passionale. La loro felicità mi commuove, per cui attraverso la mia arte cerco di portare altra gioia alle persone”.

L'osservazione ravvicinata dei dipinti di Han Yuchen ci rivela una pittura a olio materica, fatta di pennellate piccole, ma corpose e decise, quando costruisce le figure dalle carni sode e dagli abiti spessi mentre per il paesaggio, protagonista al pari degli esseri viventi, nella sua opera, riserva ampie stesure, tenute sottotono con leggerezza. I dipinti sono in stretto rapporto con l'attività di fotografo dell'artista, che col mezzo fotografico seleziona e prepara le sue inquadrature, collegandosi anche alla sua esperienza di calligrafo per il senso armonioso del ritmo compositivo.
Sangzhu al lago sacro, 圣湖桑珠, 2011

IL REGNO DELLA PUREZZA. IL TIBET NELLA PITTURA DI HAN YUCHEN
a cura di Cristina Acidini
ideazione di Xiuzhong Zhang

Firenze, Palazzo Medici Riccardi
5 - 28 luglio 2019
orario mostra: dalle 10:00 fino alle 18:00 ultimo ingresso alle 17:30 | mercoledì chiuso
Tel.  +39  055268308  +39  3272183721 | info@zhongart.it  | www.zhongart.it


Zhong Art International opera dal 2013 con il duplice obiettivo di diffondere in Italia il patrimonio artistico cinese, sia tradizionale che contemporaneo, e favorire al contempo la diffusione della cultura italiana in Cina, in una logica di scambio e reciprocità tra due paesi geograficamente lontani ma vicini nello spirito. A partire dalle sedi operative di Firenze e Beijing si dedica a tutte quelle attività che possono creare un ponte culturale tra Italia e Cina, attraverso progetti e collaborazioni che uniscono realtà simili.

Segue con professionalità e accuratezza l’intero processo di una mostra d’arte, dall’individuazione del tema all’allestimento finale. Grazie a Zhong Art International, importanti artisti cinesi contemporanei hanno esposto in Italia, e molti artisti italiani ed europei sono stati promossi in Cina, attraverso l’organizzazione di mostre personali o mediante la loro partecipazione a importanti eventi quali biennali o rassegne collettive.
Forti di questa esperienza e della partnership con importanti istituzioni come i Ministeri della Cultura e degli Affari Esteri cinesi, le ambasciate in Cina e in Italia, musei, Università ed Accademie promuove inoltre la cooperazione strategica e commerciale tra i due paesi.

Nudo! Tesori del museo delle antichità di Basilea

Statuetta del dio Bes - Egitto, II-III secolo d.C

Reperti archeologici giunti fino a noi dopo millenni da Mesopotamia, Egitto, Siria, Turchia, Persia, Etruria, Grecia, Roma e attualmente raccolti e conservati presso il Museo delle Antichità di Basilea, si possono ammirare a Cecina, alla Fondazione Culturale Hermanngeiger, in una interessante mostra dal titolo, nudo! Tesori del Museo delle Antichità di Basilea che dal 22 giugno sarà visibile fino al 13 ottobre. Si tratta di più di settanta opere plastiche e di un dipinto su tavola analizzate e classificate con rigore indagando le ragioni sociali, politiche e religiose nelle quali sono state elaborate. Possiamo rileggere così attraverso la rappresentazione del corpo umano nudo la storia dell’uomo, le sue credenze, i suoi miti, le molteplici ragioni che determinano il mutare degli ideali: infatti a seconda del contesto e del tempo la nudità presenta il soggetto come essere inviolabile, inerme, immorale, in armonia con la natura.

Lucerna con scena erotica - Roma, I secolo d.C
La rappresentazione di uomini, donne, divinità ed eroi nudi “ricorre spesso nelle culture antiche del Medioriente e del Mediterraneo, in particolare in quella greca, dove si è attestata come una delle forme più alte dell’espressione figurativa. Oggi però il dibattito politico intorno al ruolo della donna, i gender studies delle Università e, più di recente, il fenomeno virale #MeToo, hanno avuto ripercussioni dirette e per certi versi sorprendenti anche nel mondo dell’arte, come la rimozione o copertura di alcuni nudi artistici in rinomati musei d’Europa e sui social network, in nome di una forma deviata di politicamente corretto.  Nonostante l’innegabile importanza di questi movimenti, occorre analizzare il contesto per dare una giusta lettura di molte rappresentazioni della nudità. Essa è infatti nata assieme all’arte stessa e, divenuta messaggio e simbolo non solo di erotismo, ha assunto e veicolato un ampio ventaglio di significati che esaltano il soggetto in quanto invincibile, eroico, immortale, vulnerabile, sensuale o in comunione perfetta con la natura”.

Idolo femminile di Tell Halaf - Siria, V millennio a.C
La mostra si snoda attraverso sei percorsi:
Fertile - la nudità in un contesto rituale. Gli idoli che raffigurano il corpo fortemente stilizzato e sproporzionato solitamente nudo con esaltazione delle parti del corpo della donna che sono importanti per il concepimento e il parto, il bacino i seni gli organi genitali.
Innocente - la nudità naturale nei bambini e nelle vittime. Lo stato originario di naturalezza, purezza e candore, i bambini sono per questo nudi a prescindere dall’azione e dal contesto nel quale sono rappresentati. La nudità esprime anche il loro essere indifesi.
Incivile - la nudità originaria. I popoli delle antiche civiltà ammiravano la natura per suo potere creativo, ma ne temevano l’imprevedibile violenza. I greci personificavano i numerosi demoni maschili e femminili in esseri selvatici ibridi come satiri e centauri: animali rappresentati nudi e guidati dagli istinti e dalle pulsioni.

Civilizzata - la nudità ideale. Il mondo classico attribuiva la massima importanza al corpo nudo, in particolare a quello maschile. La nudità era un attributo eroico e il nudo maschile così idealizzato diventa tema dominante dell’arte classica.
Statuetta di discobolo - Grecia, circa 200 a.C
Legittimata - la nudità dell’azione, fatta eccezione per le dee della fertilità, la rappresentazione del nudo femminile è stata sempre più problematica di quella del nudo maschile ed era riservata alle cosiddette prostitute del tempio o etère nei banchetti dissoluti. Solo nel IV secolo a.C., con la sua Afrodite Cnidia, Prassitele introdusse nella scultura monumentale il tema della dea dell’amore  nuda intenta alle abluzioni. Il suo carisma erotico ne fa una vera e propria icona della storia dell’arte.
Impudente - la nudità in un contesto sessuale. In questa sezione sono raccolte le nudità erotiche che servivano a soddisfare la curiosità voyeuristica soprattutto maschile. Il greco colto, almeno in teoria, si imponeva l’autocontrollo anche nella condotta sessuale, ma le immagini pornografiche di coppie, come quelle che trovano ampia diffusione nelle lampade ad olio in argilla soprattutto di epoca romana, sembrano testimoniare una condotta assai diversa.


La mostra, curata da Tomas Lochman, è corredata di un catalogo bilingue che unisce importanti contributi scientifici alle fotografie dei reperti esposti.
Statuetta di Afrodite Anadiomene - Grecia, I secolo a.C
Resterà aperta presso la Fondazione Culturale  Hermann Geiger, Piazza Guerrazzi 32, Cecina (LI) tutti i giorni con orario 18-23 dal 22 giugno all’8 settembre, e con orario 16-20 dal 9 settembre al 13 ottobre.
L’ingresso è gratuito.
Graziella Guidotti

https://www.fondazionegeiger.org/it/cartella-stampa-nudo-tesori-del-museo-delle-antichita-di-basilea.html
Fondo di sarcofago con raffigurazione
della dea Nut - Egitto, XXVI dinastia


mercoledì 3 luglio 2019

TUTTI I COLORI DELL’ITALIA EBRAICA



Dal 27 giugno al 27 ottobre l’Aula Magliabechiana della Galleria degli Uffizi ospita la mostra TUTTI I COLORI DELL’ITALIA EBRAICA 140 opere tra arazzi, merletti, stoffe e addobbi.
La storia dell’Italia ebraica raccontata attraverso una delle arti più antiche ma meno conosciute, la tessitura, che nel mondo ebraico ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nell'abbellimento di case, palazzi e luoghi di culto.

Si parte dai tempi antichi e si arriva fino alla moda del Novecento e all'imprenditoria tessile moderna, affrontando temi chiave quali il ruolo della scrittura come motivo decorativo, l’uso dei tessuti nelle sinagoghe, il ricamo come lavoro segreto, il ruolo della donna.
Manifattura pisana Aròn ha-qòdesh
Seconda metà del XVI secolo
legno di noce, intagliato,
tornito dipinto e dorato Comunità Ebraica, Pisa
Le diverse comunità ebraiche italiane, in stretto rapporto con la società circostante con cui si confrontavano, finivano per acquisire linguaggi ed espressioni artistiche locali. Nelle opere tessili provenienti da Livorno, Pisa, Genova e Venezia, ad esempio, è manifesta l’influenza del vicino Oriente, molto diversa da quanto vediamo in quelle romane, fiorentine o torinesi, che si confrontavano con il gusto dei poteri dominanti in Italia.


La mostra oltre a illustrare significativi momenti della ritualità ebraica e rievocare aspetti del contesto storico degli ebrei in Italia, permette di mettere a confronto opere affini per tecnica epoca e provenienza che nel tempo sono state sperse tra le collezioni di prestigiosi musei di tutto il mondo.


Manifattura fiorentina Paròkhet
Ultimo quarto del XV sec. velluto di seta rossa,
fondo a trame d’oro lamellare e allucciolato Roma
Tra i tessuti più antichi esposti, databili al Quattrocento, sono una tenda per l’armadio sacro proveniente dal Museo Ebraico di Roma, un’altra proveniente dalla Sinagoga di Pisa. Sono tutti eseguiti in un velluto cesellato e tramato di fili d’oro nel motivo della ‘griccia’ – una melagrana su stelo ondulato – che è forse il disegno tessile più tipico del Rinascimento in Toscana. 
Questi dialogano con il telo del ‘Parato della Badia Fiorentina’ confezionato per ricoprire tutte le pareti della chiesa in occasioni di feste solenni.

Nel percorso della mostra sarà possibile ammirare alcuni pezzi rarissimi, provenienti da musei e collezioni straniere, che conducono idealmente il visitatore attraverso le feste ebraiche: tra questi i frammenti ricamati provenienti dal Museum of Fine Arts di Cleveland, le due tende dal Jewish Museum da New York e dal Victoria and Albert Museum di Londra che insieme a quella di Firenze formano un trittico di arredi (per la prima volta riuniti insieme) simili per tecnica e simbologia.

Ricamatrice romana Me’ìl Di Segni Inizio del XVIII sec
fili di seta, oro filato avvolto attorno a un’anima di seta
a punto steso e punto pittura Museo Ebraico di Roma, Roma
Come afferma il Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt:  “è una rassegna di amplissimo respiro su un tema mai affrontato prima. Il visitatore rimarrà sorpreso dalla varietà e ricchezza degli oggetti esposti, che spaziano dai solenni parati liturgici ai doni diplomatici, dagli abiti ai ricami, dai ritratti al prêt-à-porter e molto altro: sono le fitte, preziose trame del popolo ebraico in Italia”.

La presidente della fondazione per il Museo Ebraico di Roma Alessandra Di Castro, commenta: “La produzione ebraica dei tessuti, come anche degli argenti e di altre tipologie di arti decorative, è intimamente legata alla storia dell’arte italiana in una dimensione più generale; ha risentito nei secoli dei cambiamenti di gusto della civiltà artistica italiana e a sua volta li ha determinati, influenzati. E per questa ragione la mostra riguarda tutti e accende le luci della ribalta su un patrimonio comune – incredibile per qualità e quantità – che va valorizzato, promosso, tutelato e soprattutto raccontato perché lo si conosca in tutta la sua ricchezza”.

Patrizia Casini

Curata da Dora Liscia Bemporad e Olga Melasecchi, catalogo Giunti

Sede espositiva
Aula Magliabechiana - Gli Uffizi
Periodo della mostra
27 giugno- 27 ottobre 2019
La mostra è inclusa nel biglietto degli Uffizi
Orario
martedì – domenica ore 8.15 - 18.50
Chiuso il lunedì
Servizio didattico per le scuole                           
Visita guidate per le scolaresche solo su prenotazione. Costo di € 3.00 ad alunno.
Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.294883
Servizio visite guidate
Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383

Emanuele (Lele) Luzzati (Genova 1921-2007) Manifattura Mario Zennaro
I fasti e le immagini della Commedia dell’Arte Italiana 1964 pizzo a tombolo
Museo del Pizzo al Tombolo, Rapallo

Roberta di Camerino (Giuliana Coen, Venezia 1920-2010)
Abito femminile 1976 jersey di poliestere stampato
Museo della Moda e del Costume, Gallerie degli Uffizi, Firenze