mercoledì 28 agosto 2019

IDENTITY 1,618 Tiziano Bonanni a Palazzo Vecchio


INFINITAMENTE, transizione pittorica policomposta
in Gens style, 2017
 IDENTITY 1,618
1989 – 2019: dalla caduta del muro di Berlino all’intelligenza artificiale
L’artista fiorentino Tiziano Bonanni sarà ospite con la mostra IDENTITY 1,618 nella Sala d’Arme a Palazzo Vecchio dal 28 agosto al 5 settembre 2019.
Tema della mostra l’identità come valore portante dell’individuo in rapporto al proprio tempo e alle sue trasformazioni storiche e sociali ma anche identità come costante aurea 1,618 o “divina proporzione” che dall'uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci, nel suo 500esimo anniversario della morte, si pone come pietra d’angolo fra imprevedibile genialità umana e intelligenza artificiale, fra limiti della perfezione programmata e potere illimitato dell’ intuizione che l’uomo possiede geneticamente da sempre.

CIBELE,transizione policomposta in Gens Style, 2019
La mostra sarà anche l’occasione per sostenere l’Associazione Tumori Toscana e promuovere attraverso l’arte contemporanea un messaggio sull'importanza del suo servizio di cure domiciliari oncologiche gratuite. A tal proposito, culminerà con una simbolica cerimonia di “finissage” in cui una delle opere esposte, dedicata a Madre Teresa e intitolata Come sassolini gettati nel mare (2017), sarà donata al dottor Giuseppe Spinelli, presidente di ATT, e messa all'asta. Il ricavato verrà totalmente devoluto a sostegno dell’associazione in occasione del suo 20esimo anniversario dalla fondazione avvenuta nel 1999.

La mostra fiorentina, aperta sino al 5 settembre 2019, presenterà una selezione di circa 70 opere fra dipinti, sculture e composizioni; la mostra presenta le varie fasi creative di Bonanni a partire dagli anni Novanta e con esse anche l’evoluzione delle tecniche espressive. Una produzione artistica da sempre aderente alle tematiche sociali ed esistenziali, che di recente l’artista ha ulteriormente elaborato. A partire dagli anni Duemila la pittura sola non basta ad esprimere il cambiamento che ha toccato l’uomo e la società, perciò l’artista si affida all’impiego di materiali diversi stratificati tra loro per raccontare nuovi percorsi storici. E’ così che nasce la serie GenS (Generative Stratification Style), dove la figura appare frammista a residui, stratificazioni, appunto; forme che sembrano una proliferazione di immagini innescate dall’emozione, dalla memoria, sulla base dell’analogia, più che della logica: “un palcoscenico di ibridazioni – scrive Nicola Nuti nell’ introduzione al catalogo - su cui sfilano le figure dell’oggi, immerse in una densità drammatica.”
Un racconto ininterrotto rappresentato da una serie di opere suddivisa in tre periodi, 1989-1999 / 2000 – 2009 / 2010 - 2019, in cui memoria storica e memoria personale si intrecciano in un suggestivo allestimento.

UN'INTERA VITA PER SOLI 10 SECONDI
Tributo a Owens, transizione policomposta, 2018
Tiziano Bonanni, fra i principali esponenti della scena artistica contemporanea, è pittore, scultore, grafico, designer ed insegnante: è presidente e direttore di RST ART ACADEMY, scuola di formazione e specializzazione nelle arti del disegno e della pittura con sede a Scandicci, in provincia di Firenze, dal 1997. Si diploma nel 1990 all’ Accademia di Belle Arti di Firenze lavorando successivamente come insegnante e designer in libera professione per noti brand italiani della moda e dell’artigianato. Nel 2014 si laurea in Arti Visive e Nuovi Linguaggi Espressivi della Pittura, Biennio Specialistico, presso la stessa  Accademia. Atleta e judoka ha tratto ispirazione dalle discipline marziali fondendole con le proprie radici umanistiche per il raggiungimento della qualità in ogni attività della vita e dell’arte come principio d’eccellenza. Firenze è la sua città con la quale vive un profondo legame: membro onorario di importanti istituzioni storiche e culturali della città di Firenze, è stato calciante di parte bianca per il quartiere di S. Spirito nel gioco del calcio in livrea.

COMPOSIZIONE CON CROCE in rovi, corde,
chiodi, farfalle, 2005
La mostra, curata da Nicola Nuti, illustrata in catalogo (Polistampa), resterà aperta fino al 5 settembre con orario 10.00 - 19.00. L’ingresso è libero.


Tiziano Bonanni
IDENTITY 1,618
1989 – 2019: Dalla caduta del muro di Berlino all’intelligenza artificiale
Sala d’Arme di Palazzo Vecchio,
28 agosto – 5 settembre 2019.
Ingresso libero

mercoledì 17 luglio 2019

MUMMIE. VIAGGIO VERSO L’IMMORTALITÀ



Cassetta per ushabti di Nekhtamontu_1550-1070 a.C.
Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze dal 16 luglio al 2 febbraio 2019 ospiterà la mostra “MUMMIE. VIAGGIO VERSO L’IMMORTALITÀ”.

A seguito di uno studio scientifico sulle mummie della sezione “Museo Egizio” curato dalla dottoressa Maria Cristina Guidotti ed eseguito dall’Università di Pisa nasce nel 2000 l’idea di esporre una serie di oggetti che fanno parte del deposito del Museo Archeologico. La mostra, il cui allestimento è stato curato da Contemporanea Progetti s.r.l., grazie all’apporto di Expona-museum exibition network dal 2011 ha viaggiato a lungo in Europa, toccando Germania, Austria e Finlandia, e poi, dal 2018, in Cina, nelle città di Guiyang, Hefei, Ningbo, Xian e Jinan ora finalmente torna nella sua sede di partenza.


Testa di mummia_656-332 a.C.
L’Egitto e le mummie hanno sempre suscitato grande curiosità nelle persone infatti cinema, teatro e letteratura hanno approfittato ripetutamente dell’aura magica che circonda l’idea della vita oltre la morte, stimolando la fantasia.
L’esposizione vuole avere un taglio scientifico ed illustra il concetto della sopravvivenza dell’anima nell’aldilà e il significato di tutti quegli oggetti che nell’antico Egitto venivano abitualmente deposti nelle tombe insieme al defunto. Per gli antichi egiziani, infatti, la morte non determinava la fine della vita, ma costituiva un momento di passaggio a un’altra forma di esistenza. L’anima per continuare a vivere aveva bisogno di tutta una serie di accorgimenti e di oggetti che dovevano magicamente consentirle la sopravvivenza oltre la morte e, soprattutto, doveva reincarnarsi nel proprio corpo che, per questo motivo, era conservato al meglio tramite pratiche di imbalsamazione del cadavere che diventava così una mummia. L’argomento, di indubbio fascino, è spesso trattato facendo leva sull’idea di mistero e sugli aspetti più macabri, e questo diffonde idee inesatte sulle credenze della cultura egiziana: nella mostra un video presenta il procedimento dell’imbalsamazione dei corpi dal punto di vista tecnico, in maniera chiara e comprensibile ma non per questo meno interessante.

Sarcofago di Padimut_1069-656 a.C.
L‘esposizione è organizzata in due parti: la prima dedicata al concetto di sopravvivenza dell’anima e alla “mummificazione” del corpo del defunto, la seconda dedicata agli oggetti che accompagnavano il morto nella tomba. Quest’ultima è articolata in due sezioni, nelle quali si presentano gli oggetti del corredo che avevano esclusivamente una funzione funeraria (stele, ushabti, tavole d’offerta), e gli oggetti che dovevano ricreare nella tomba la vita quotidiana (abbigliamento, gioielli, mobilio di vario tipo).
Statua del sacerdote Henat_525-404 a.C.

Mummia di donna di epoca romana I-II sec. d.C
Papiro funerario di Epoca Tolemaica_332-30 a.C.

Patrizia Casini










lunedì 8 luglio 2019

IL REGNO DELLA PUREZZA.


Pastorella, 牧羊女, 2012
Nuova interessante mostra a Palazzo Medici Riccardi, a Firenze, dal 5 al 28 luglio 2019, IL REGNO DELLA PUREZZA. Il tibet nella pittura di HAN YUCHEN, la prima personale in Italia dell’artista cinese Han Yuchen.

Fratello e Sorella 兄妹俩, 2009
Al centro dell’esposizione fiorentina è il Tibet, con i suoi paesaggi mozzafiato, i grandiosi monasteri, le montagne altissime, le antiche città perdute, la sua cultura millenaria e i suoi abitanti. Han Yuchen ha subito sempre un fascino profondo dal Tibet e ne conosce profondamente tutti i luoghi. Negli ultimi dieci anni, ha percorso, sia in estate che in inverno, gli altipiani e le vallate ai piedi delle montagne più alte del mondo, dimorando in tende, abitando con famiglie tibetane e visitando i pascoli. Questa intima familiarità emerge con forza in questa raccolta di dipinti.

Innocenza infantile, 童趣天成, 2015
Han Yuchen identifica in questa regione, innevata e mistica, il regno di una "purezza", riposta nel candore fisico e spirituale. “I tibetani sono gente modesta e tenace” racconta l’artista. “I loro occhi sono pieni di gentilezza…La bellezza del Tibet sta proprio nella sua gente che vive felicemente e in maniera pacifica, ma in maniera intensa e passionale. La loro felicità mi commuove, per cui attraverso la mia arte cerco di portare altra gioia alle persone”.

L'osservazione ravvicinata dei dipinti di Han Yuchen ci rivela una pittura a olio materica, fatta di pennellate piccole, ma corpose e decise, quando costruisce le figure dalle carni sode e dagli abiti spessi mentre per il paesaggio, protagonista al pari degli esseri viventi, nella sua opera, riserva ampie stesure, tenute sottotono con leggerezza. I dipinti sono in stretto rapporto con l'attività di fotografo dell'artista, che col mezzo fotografico seleziona e prepara le sue inquadrature, collegandosi anche alla sua esperienza di calligrafo per il senso armonioso del ritmo compositivo.
Sangzhu al lago sacro, 圣湖桑珠, 2011

IL REGNO DELLA PUREZZA. IL TIBET NELLA PITTURA DI HAN YUCHEN
a cura di Cristina Acidini
ideazione di Xiuzhong Zhang

Firenze, Palazzo Medici Riccardi
5 - 28 luglio 2019
orario mostra: dalle 10:00 fino alle 18:00 ultimo ingresso alle 17:30 | mercoledì chiuso
Tel.  +39  055268308  +39  3272183721 | info@zhongart.it  | www.zhongart.it


Zhong Art International opera dal 2013 con il duplice obiettivo di diffondere in Italia il patrimonio artistico cinese, sia tradizionale che contemporaneo, e favorire al contempo la diffusione della cultura italiana in Cina, in una logica di scambio e reciprocità tra due paesi geograficamente lontani ma vicini nello spirito. A partire dalle sedi operative di Firenze e Beijing si dedica a tutte quelle attività che possono creare un ponte culturale tra Italia e Cina, attraverso progetti e collaborazioni che uniscono realtà simili.

Segue con professionalità e accuratezza l’intero processo di una mostra d’arte, dall’individuazione del tema all’allestimento finale. Grazie a Zhong Art International, importanti artisti cinesi contemporanei hanno esposto in Italia, e molti artisti italiani ed europei sono stati promossi in Cina, attraverso l’organizzazione di mostre personali o mediante la loro partecipazione a importanti eventi quali biennali o rassegne collettive.
Forti di questa esperienza e della partnership con importanti istituzioni come i Ministeri della Cultura e degli Affari Esteri cinesi, le ambasciate in Cina e in Italia, musei, Università ed Accademie promuove inoltre la cooperazione strategica e commerciale tra i due paesi.

Nudo! Tesori del museo delle antichità di Basilea

Statuetta del dio Bes - Egitto, II-III secolo d.C

Reperti archeologici giunti fino a noi dopo millenni da Mesopotamia, Egitto, Siria, Turchia, Persia, Etruria, Grecia, Roma e attualmente raccolti e conservati presso il Museo delle Antichità di Basilea, si possono ammirare a Cecina, alla Fondazione Culturale Hermanngeiger, in una interessante mostra dal titolo, nudo! Tesori del Museo delle Antichità di Basilea che dal 22 giugno sarà visibile fino al 13 ottobre. Si tratta di più di settanta opere plastiche e di un dipinto su tavola analizzate e classificate con rigore indagando le ragioni sociali, politiche e religiose nelle quali sono state elaborate. Possiamo rileggere così attraverso la rappresentazione del corpo umano nudo la storia dell’uomo, le sue credenze, i suoi miti, le molteplici ragioni che determinano il mutare degli ideali: infatti a seconda del contesto e del tempo la nudità presenta il soggetto come essere inviolabile, inerme, immorale, in armonia con la natura.

Lucerna con scena erotica - Roma, I secolo d.C
La rappresentazione di uomini, donne, divinità ed eroi nudi “ricorre spesso nelle culture antiche del Medioriente e del Mediterraneo, in particolare in quella greca, dove si è attestata come una delle forme più alte dell’espressione figurativa. Oggi però il dibattito politico intorno al ruolo della donna, i gender studies delle Università e, più di recente, il fenomeno virale #MeToo, hanno avuto ripercussioni dirette e per certi versi sorprendenti anche nel mondo dell’arte, come la rimozione o copertura di alcuni nudi artistici in rinomati musei d’Europa e sui social network, in nome di una forma deviata di politicamente corretto.  Nonostante l’innegabile importanza di questi movimenti, occorre analizzare il contesto per dare una giusta lettura di molte rappresentazioni della nudità. Essa è infatti nata assieme all’arte stessa e, divenuta messaggio e simbolo non solo di erotismo, ha assunto e veicolato un ampio ventaglio di significati che esaltano il soggetto in quanto invincibile, eroico, immortale, vulnerabile, sensuale o in comunione perfetta con la natura”.

Idolo femminile di Tell Halaf - Siria, V millennio a.C
La mostra si snoda attraverso sei percorsi:
Fertile - la nudità in un contesto rituale. Gli idoli che raffigurano il corpo fortemente stilizzato e sproporzionato solitamente nudo con esaltazione delle parti del corpo della donna che sono importanti per il concepimento e il parto, il bacino i seni gli organi genitali.
Innocente - la nudità naturale nei bambini e nelle vittime. Lo stato originario di naturalezza, purezza e candore, i bambini sono per questo nudi a prescindere dall’azione e dal contesto nel quale sono rappresentati. La nudità esprime anche il loro essere indifesi.
Incivile - la nudità originaria. I popoli delle antiche civiltà ammiravano la natura per suo potere creativo, ma ne temevano l’imprevedibile violenza. I greci personificavano i numerosi demoni maschili e femminili in esseri selvatici ibridi come satiri e centauri: animali rappresentati nudi e guidati dagli istinti e dalle pulsioni.

Civilizzata - la nudità ideale. Il mondo classico attribuiva la massima importanza al corpo nudo, in particolare a quello maschile. La nudità era un attributo eroico e il nudo maschile così idealizzato diventa tema dominante dell’arte classica.
Statuetta di discobolo - Grecia, circa 200 a.C
Legittimata - la nudità dell’azione, fatta eccezione per le dee della fertilità, la rappresentazione del nudo femminile è stata sempre più problematica di quella del nudo maschile ed era riservata alle cosiddette prostitute del tempio o etère nei banchetti dissoluti. Solo nel IV secolo a.C., con la sua Afrodite Cnidia, Prassitele introdusse nella scultura monumentale il tema della dea dell’amore  nuda intenta alle abluzioni. Il suo carisma erotico ne fa una vera e propria icona della storia dell’arte.
Impudente - la nudità in un contesto sessuale. In questa sezione sono raccolte le nudità erotiche che servivano a soddisfare la curiosità voyeuristica soprattutto maschile. Il greco colto, almeno in teoria, si imponeva l’autocontrollo anche nella condotta sessuale, ma le immagini pornografiche di coppie, come quelle che trovano ampia diffusione nelle lampade ad olio in argilla soprattutto di epoca romana, sembrano testimoniare una condotta assai diversa.


La mostra, curata da Tomas Lochman, è corredata di un catalogo bilingue che unisce importanti contributi scientifici alle fotografie dei reperti esposti.
Statuetta di Afrodite Anadiomene - Grecia, I secolo a.C
Resterà aperta presso la Fondazione Culturale  Hermann Geiger, Piazza Guerrazzi 32, Cecina (LI) tutti i giorni con orario 18-23 dal 22 giugno all’8 settembre, e con orario 16-20 dal 9 settembre al 13 ottobre.
L’ingresso è gratuito.
Graziella Guidotti

https://www.fondazionegeiger.org/it/cartella-stampa-nudo-tesori-del-museo-delle-antichita-di-basilea.html
Fondo di sarcofago con raffigurazione
della dea Nut - Egitto, XXVI dinastia


mercoledì 3 luglio 2019

TUTTI I COLORI DELL’ITALIA EBRAICA



Dal 27 giugno al 27 ottobre l’Aula Magliabechiana della Galleria degli Uffizi ospita la mostra TUTTI I COLORI DELL’ITALIA EBRAICA 140 opere tra arazzi, merletti, stoffe e addobbi.
La storia dell’Italia ebraica raccontata attraverso una delle arti più antiche ma meno conosciute, la tessitura, che nel mondo ebraico ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nell'abbellimento di case, palazzi e luoghi di culto.

Si parte dai tempi antichi e si arriva fino alla moda del Novecento e all'imprenditoria tessile moderna, affrontando temi chiave quali il ruolo della scrittura come motivo decorativo, l’uso dei tessuti nelle sinagoghe, il ricamo come lavoro segreto, il ruolo della donna.
Manifattura pisana Aròn ha-qòdesh
Seconda metà del XVI secolo
legno di noce, intagliato,
tornito dipinto e dorato Comunità Ebraica, Pisa
Le diverse comunità ebraiche italiane, in stretto rapporto con la società circostante con cui si confrontavano, finivano per acquisire linguaggi ed espressioni artistiche locali. Nelle opere tessili provenienti da Livorno, Pisa, Genova e Venezia, ad esempio, è manifesta l’influenza del vicino Oriente, molto diversa da quanto vediamo in quelle romane, fiorentine o torinesi, che si confrontavano con il gusto dei poteri dominanti in Italia.


La mostra oltre a illustrare significativi momenti della ritualità ebraica e rievocare aspetti del contesto storico degli ebrei in Italia, permette di mettere a confronto opere affini per tecnica epoca e provenienza che nel tempo sono state sperse tra le collezioni di prestigiosi musei di tutto il mondo.


Manifattura fiorentina Paròkhet
Ultimo quarto del XV sec. velluto di seta rossa,
fondo a trame d’oro lamellare e allucciolato Roma
Tra i tessuti più antichi esposti, databili al Quattrocento, sono una tenda per l’armadio sacro proveniente dal Museo Ebraico di Roma, un’altra proveniente dalla Sinagoga di Pisa. Sono tutti eseguiti in un velluto cesellato e tramato di fili d’oro nel motivo della ‘griccia’ – una melagrana su stelo ondulato – che è forse il disegno tessile più tipico del Rinascimento in Toscana. 
Questi dialogano con il telo del ‘Parato della Badia Fiorentina’ confezionato per ricoprire tutte le pareti della chiesa in occasioni di feste solenni.

Nel percorso della mostra sarà possibile ammirare alcuni pezzi rarissimi, provenienti da musei e collezioni straniere, che conducono idealmente il visitatore attraverso le feste ebraiche: tra questi i frammenti ricamati provenienti dal Museum of Fine Arts di Cleveland, le due tende dal Jewish Museum da New York e dal Victoria and Albert Museum di Londra che insieme a quella di Firenze formano un trittico di arredi (per la prima volta riuniti insieme) simili per tecnica e simbologia.

Ricamatrice romana Me’ìl Di Segni Inizio del XVIII sec
fili di seta, oro filato avvolto attorno a un’anima di seta
a punto steso e punto pittura Museo Ebraico di Roma, Roma
Come afferma il Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt:  “è una rassegna di amplissimo respiro su un tema mai affrontato prima. Il visitatore rimarrà sorpreso dalla varietà e ricchezza degli oggetti esposti, che spaziano dai solenni parati liturgici ai doni diplomatici, dagli abiti ai ricami, dai ritratti al prêt-à-porter e molto altro: sono le fitte, preziose trame del popolo ebraico in Italia”.

La presidente della fondazione per il Museo Ebraico di Roma Alessandra Di Castro, commenta: “La produzione ebraica dei tessuti, come anche degli argenti e di altre tipologie di arti decorative, è intimamente legata alla storia dell’arte italiana in una dimensione più generale; ha risentito nei secoli dei cambiamenti di gusto della civiltà artistica italiana e a sua volta li ha determinati, influenzati. E per questa ragione la mostra riguarda tutti e accende le luci della ribalta su un patrimonio comune – incredibile per qualità e quantità – che va valorizzato, promosso, tutelato e soprattutto raccontato perché lo si conosca in tutta la sua ricchezza”.

Patrizia Casini

Curata da Dora Liscia Bemporad e Olga Melasecchi, catalogo Giunti

Sede espositiva
Aula Magliabechiana - Gli Uffizi
Periodo della mostra
27 giugno- 27 ottobre 2019
La mostra è inclusa nel biglietto degli Uffizi
Orario
martedì – domenica ore 8.15 - 18.50
Chiuso il lunedì
Servizio didattico per le scuole                           
Visita guidate per le scolaresche solo su prenotazione. Costo di € 3.00 ad alunno.
Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.294883
Servizio visite guidate
Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383

Emanuele (Lele) Luzzati (Genova 1921-2007) Manifattura Mario Zennaro
I fasti e le immagini della Commedia dell’Arte Italiana 1964 pizzo a tombolo
Museo del Pizzo al Tombolo, Rapallo

Roberta di Camerino (Giuliana Coen, Venezia 1920-2010)
Abito femminile 1976 jersey di poliestere stampato
Museo della Moda e del Costume, Gallerie degli Uffizi, Firenze



lunedì 27 maggio 2019

NUOVA ESPOSIZIONE DELLA COLLEZIONE CASAMONTI


Cragg eroded landscape 1988
Roberto Casamonti dal 26 maggio 2019 al primo piano del prestigioso palazzo Bartolini-Salimbeni nel cuore del centro storico di Firenze, (Piazza Santa Trinita), espone la seconda parte della sua personale collezione.
Circa 80 opere selezionate da Bruno Corà per dare vita ad un percorso che copre dagli anni ’60 al XXI secolo, per raccontare il secondo Novecento italiano, e non solo.

Ad anticipare il contenuto di questa nuova esposizione è il curatore Bruno Corà: “il frangente temporale delle opere e degli artisti a cui era giunta la prima sezione della collezione, già esibita, era quello dell’inizio degli anni Sessanta”, egli ribadisce. “In questa seconda tornata dischiudono il nuovo percorso alcuni tra i più autorevoli protagonisti di quella koiné linguistica definita Arte Povera, venuta alla ribalta, in quanto movimento condiviso da un congruo numero di artisti, a partire dal 1967. Di alcuni di loro Casamonti ha acquisito e destinato alla Collezione più di un’opera. È il caso di Pistoletto e soprattutto di Boetti, che dopo Fontana è l’artista a cui egli ha dedicato più energie, passione e attenzione”.
Kiefer Ave maria, 2007
“Entro l’arco temporale degli anni Sessanta prendono corpo taluni altri pronunciamenti artistici di considerevole entità, al punto da poter affermare che la spinta propulsiva maturata nella prima metà della decade di tale decennio avrà un effetto lungo tutti i successivi anni Sessanta e Settanta. In questo crogiuolo alimentato da eventi internazionali di carattere sociale politico e scientifico di grande portata si manifestano, infatti, una serie di tendenze estetiche: il fenomeno dei Gruppi di Arte Programmata e Cinetica, il Nouveau Réalisme, il movimento Fluxus, la Poesia Visiva, il Minimalismo o Strutture Primarie, la Land Art, l’Arte Concettuale, la Body Art, il Graffitismo e la Transavanguardia” evidenzia ancora il professor Corà.


Kapoor, untitled orange 2015
“Questa seconda selezione – afferma Roberto Casamonti - risponde anzitutto a criteri qualitativi strettamente inerenti le mie passioni e le mie valutazioni a fronte di numerosi parametri: una certa attrazione magnetica esercitata su di me dall’opera di un determinato artista, la durata del valore estetico di un’opera nella mia percezione che, col passare degli anni, è accresciuta anziché diminuita; o quando una forma di bellezza da me considerata tale ha avuto la forza d’urto provocatoria che ha sfidato i miei gusti e le mie concezioni in materia d’arte. Naturalmente nelle mie decisioni ha contato anche l’autorevolezza di qualche storia artistica che ho constatato essere obiettivamente fondata”.

La direzione della Collezione Casamonti, dalla sua apertura nel 2018, è affidata alla storica dell’arte Sonia Zampini.
Paladino Senza titolo 1988
Roberto Casamonti  si augura “che il desiderio di conoscere il nuovo nucleo della Collezione porti ancora più persone ad apprezzarla, rendendo l’indirizzo di Palazzo Bartolini Salimbeni di Baccio d’Agnolo a Firenze una meta familiare per i fiorentini e per tutti gli appassionati d’arte che dal resto del mondo giungono in questa città, che ha legato così intimamente il suo nome e la sua fama a quella di grandi artisti e dell’arte fino a oggi”.
Patrizia Casini
Boetti 383 tutto 1992-1994




De Dominicis opera ubiqua

lunedì 1 aprile 2019

VERROCCHIO, IL MAESTRO DI LEONARDO

Andrea del Verrocchio Madonna col Bambino
1470 o 1475 ca.

Palazzo Strozzi a Firenze presenta la mostra dedicata a VERROCCHIO, IL MAESTRO DI LEONARDO dal 9 marzo al 14 luglio 2019 con una sezione speciale al Museo Nazionale del Bargello.
Curata da due tra i maggiori esperti del Quattrocento, Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, comprende oltre centoventi opere tra dipinti, sculture e disegni, con prestiti provenienti da oltre settanta tra i più importanti musei e collezioni private del mondo come il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of Art di Washington DC, il Musée du Louvre di Parigi, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Victoria and Albert Museum di Londra, le Gallerie degli Uffizi di Firenze.
La mostra vuole ridare il volto a questo grande artista che è stato il maestro dei maestri tra cui spiccano i nomi di  Perugino, Ghirlandaio e Leonardo.
La sua  “sfortuna” critica inizia con il Vasari che vuole far emergere la straordinarietà di Leonardo a scapito di Andrea del Verrocchio e prosegue con la difficoltà di poter distinguere le diverse mani nelle opere uscite dalla sua feconda bottega rendendo difficile, fino ad oggi, organizzare una sua monografica.

Uno dei più importanti artisti del Rinascimento e prototipo del genio universale, Verrocchio sperimentò nella sua bottega tecniche e materiali diversi, dal disegno alla scultura in marmo, dalla pittura alla fusione in bronzo. Egli formò un’intera generazione di maestri, con i quali ha sviluppato e condiviso generosamente il proprio sapere, infatti la sua più che una bottega si può considerare un’Accademia dove quelli che diventeranno i più grandi artisti del tempo collaboravano e si scambiavano idee e le nuove conoscenze.

La mostra è organizzata secondo aree tematiche e ogni sala presenta un tema diverso a seconda dell’argomento affrontato dal maestro.
La prima sezione Verrocchio tra Desiderio e Leonardo fa capire il percorso di Verrocchio da allievo di Desiderio da Settignano, collaboratore di Donatello, che si emancipa e si evolve diventando lui stesso una figura di riferimento per i suoi allievi.
La prima sezione presenta busti femminili in marmo, assoluta novità molto in voga proprio durante il Rinascimento. Desiderio avrà un grande successo per aver ripreso questo genere dall'antichità.
Nella sala sono esposti tre busti, il primo di Desiderio e gli altri due del Verrocchio Desiderio caratterizza le sue donne con un aspetto molto dolce e molto fiero e con un “taglio” che arriva sotto il seno. Il seguente busto del Verrocchio, segue le regole del maestro dal quale riprende la perfezione tecnica e lo stesso taglio.
Leonardo da Vinci Braccia e mani femminili 
Testa maschile in profilo 1474-1486 ca.
Nel secondo busto, la Dama dal mazzolino, fatto dieci anni dopo Verrocchio cambia la figura, la rielabora rappresentandola fino ad arrivare alla vita. Qui l’artista riesce ad animare un materiale come il marmo attraverso le pieghe della veste, l’acconciatura, l’espressione e la novità assoluta all'introduzione delle mani.
Studio delle mani che riprenderà Leonardo, infatti si vede nella stessa sala il disegno che proviene da Windsor dalla collezione della Regina Braccia e mani femminili - Testa maschile in profilo.
Nella sala seguente prosegue questo confronto ma con il tema degli eroi ed eroine antichi. Si inizia sempre da Desiderio, per passare poi al Verrocchio per terminare con un disegno di Leonardo.

A. del Verrocchio Madonna col Bambino e due angeli
(Madonna di Volterra) 1471-1472 ca.

La sezione successiva affronta il tema delle Madonne confrontando scultura e pittura.
Madonna con il bambino e due angeli, si vede come Verrocchio ha raggiunto l’apice della sua perfezione tecnica per quanto riguarda la pittura. Si capisce l’influenza che avrà su Leonardo: il gioco di sguardi, la composizione piramidale. Descrizione molto dettagliata con un perfezionismo estremo che gli deriva dalla sua formazione da orafo, rappresenta il tessuto broccato all'interno del mantello, i riflessi dorati, il gioiello e il velo trasparente. Il tutto completato da un paesaggio con la luce tersa alle spalle della Madonna e man mano che si va lontano i contorni si fanno sfuocati e i colori più rarefatti; questa è la prospettiva aerea di Leonardo che deriva proprio da Verrocchio.

Meravigliosa la Madonna con bambino in terracotta probabilmente uno studio preparatorio per una riproduzione successiva in marmo o in bronzo. L’espressione del volto dolcissima, lo studio della luce e delle ombre raffinatissimo come si vede dalle pieghe del manto.
Leonardo da Vinci Panneggio di una figura seduta,
vista quasi frontalmente 1475-1480 ca.
Si susseguono le altre sezioni: la scuola di Verrocchio tra Ghirlandaio e Perugino cioè come gli allievi interpretano il suo linguaggio e il suo stile. Verrocchio a Roma e di come riprende dall’antico, considerando che Verrocchio, insieme ai suoi allievi, sarà chiamato a dipingere la Cappella Sistina. Altra sezione Putto con delfino, e la scultura padrona dello spazio e poi Verrocchio a Pistoia.
La mostra si chiude con la sezione Da Verrocchio a Leonardo: il “piegar de’ panni” s’immerge nella luce.
Qui troviamo gli studi di panneggi cioè della luce e delle ombre sulle pieghe dei panni.
È stato Filippo Lippi l’iniziatore del chiaroscurato e Leonardo ne diventerà il massimo utilizzatore ma la tecnica dello “sfumato” risale a quasi vent’anni prima al suo maestro Andrea del Verrocchio.

Leonardo da Vinci Madonna col Bambino 1472 ca.
Per chiudere in bellezza sempre in questa ultima sala troviamo una madonnina in terracotta che era stata attribuita al Rossellino ma che proprio in occasione di questa mostra Caglioti, uno dei curatori, con il supporto di una serie di disegni e di testimonianze, l’ha attribuita a Leonardo da Vinci.
Fortunato il Victoria and Albert Museum che adesso si trova un’opera di Leonardo da Vinci genio del Rinascimento intellettuale, scienziato, artista, e allievo di Andrea Del Verrocchio dal quale ha preso questa poliedricità.
Patrizia Casini


Prenotazioni e attività didattiche
Sigma CSC T. +39 055 2469600  F. +39 055 244145 prenotazioni@palazzostrozzi.org
Informazioni
T. +39 055 2645155 www.palazzostrozzi.org
Orari
Tutti i giorni 10.00-20.00, Giovedì 10.00-23.00. Dalle ore 9.00 solo su prenotazione. Accesso consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
Biglietti
Intero € 13,00; ridotto € 10,00; € 4,00 Scuole. Per i possessori del biglietto di ingresso al Museo Nazionale del Bargello e UAM Pass speciale ridotto € 9,00