sabato 21 gennaio 2017

I maestri del cinema interpretano la storia dell’arte. Ciclo di proiezioni

Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Via San Micheletto 3, Lucca


Sabato 28 gennaio 2017, ore 17
Luciano Emmer, Leonardo da Vinci, 1952, documentario, 52 minuti

Sabato 4 febbraio 2017, ore 17
Michelangelo Antonioni, Lo sguardo di Michelangelo, 2004, cortometraggio, 15 minuti
Carlo Ludovico Ragghianti, Michelangiolo, 1964, critofilm, 78 minuti

Sabato 11 febbraio 2017, ore 17
Mario Martone, Caravaggio, l’ultimo tempo, 2005, documentario, 41 minuti


Ingresso libero
in collaborazione con l’Associazione Terzopiano

sabato 14 gennaio 2017

FASHION IN FLORENCE THROUGH THE LENS OF ARCHIVIO FOTO LOCCHI

Si è inaugurata a Palazzo Pitti, Andito degli Angioini, la mostra dal titolo FASHION IN FLORENCE THROUGH THE LENS OF ARCHIVIO FOTO LOCCHI.
La mostra (dal 10 gennaio al 5 marzo)è uno dei tanti eventi che accompagnano, la manifestazione PITTI UOMO 91 e racconta con 100 immagini di proprietà dell’Archivio Lotti, la storia e il legame della moda italiana con la città di Firenze.
L’archivio Locchi, è nato per volontà Silvano Corcos che alla fine degli anni ’30 ha organizzato il numeroso materiale già esistente nello Studio fotografico Locchi in una vera e propria banca dati ideando un sistema di archiviazione perfettamente compatibile con i sistemi informatici di oggi.
Lo studio fotografico Locchi,  creato dal fotografo e fotoreporter  Tullio Locchi con sede in piazza della Repubblica a Firenze, era infatti attivo dal 1924. Alla morte di Locchi la società venne rilevata dalla vedova e dagli stretti collaboratori Moscato-Corcos che capirono l’importanza, per la città, della numerosa documentazione storica accumulata nello studio.

Attualmente banca dati di immagini l’Archivio Storico Foto Locchi, posto sotto la tutela del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, conta oltre 5 milioni di scatti sulla storia di Firenze e la Toscana, dagli anni Trenta ad oggi dai più grandi avvenimenti ai personaggi celebri che la città ha ospitato.
Ogni avvenimento veniva  catturato ed esposto nelle celebri vetrine di piazza della Repubblica in modo che tutti i fiorentini potessero vedere e commentare i fatti accaduti.

La mostra è divisa in tre sezioni: le botteghe artigiane, la moda a Firenze, i personaggi della moda.

 
La prima è  dedicata a quell'insieme di botteghe e di persone che hanno reso possibile l’affermazione nel mondo del sistema moda a Firenze. Senza la maestria di artigiani altamente qualificati ai quali i grandi stilisti potevano rivolgersi non si sarebbe giunti ai livelli di eccellenza del settore moda.
Significativa la scelta di Ferragamo che dopo 13 anni di successi in America decise di trasferirsi a Firenze

La seconda sezione è dedicata alla nascita della moda e delle leggendarie sfilate nella Sala Bianca di Palazzo Pitti (1952-1982) grazie all'impegno  di Giorgini considerato il padre della moda italiana e Firenze la culla della bellezza e dello charme.

La terza sezione è dedicata ai grandi stilisti che hanno dato origine alla moda italiana come Gucci, Ferragamo, Pucci e a tutti i personaggi famosi che hanno gravitato nel mondo della moda: volti dell’aristocrazia come il Duca di Windsor o star di Hollywood da Audrey Hepburn a Paulette Goddard e la divina Callas.


A corredo della mostra è stata realizzata una monografia edita da Gruppo Editoriale in cui sono raccolti i 100 scatti esposti.
Patrizia Casini

venerdì 6 gennaio 2017

VISITE GUIDATE GRATUITE ALLA MOSTRA GIOVANNI DAL PONTE ALLA GALLERIA DELL’ACCADEMIA DI FIRENZE OGNI SABATO POMERIGGIO ALLE ORE 17

Proseguono alla Galleria dell'Accademia di Firenze le visite guidate gratuite alla mostra Giovanni dal Ponte (1385 - 1437/38). Protagonista dell’umanesimo tardo gotico fiorentino, che, a partire  da questa settimana, si svolgeranno il sabato pomeriggio alle ore 17.


La Galleria dell'Accademia offre  questa opportunità fino al termine della mostra - previsto il 12 marzo 2017 - affinché i visitatori possano scoprire, con l'ausilio di operatori professionisti, la grandezza del pittore Giovanni dal Ponte in questa prima mostra monografica composta da circa cinquanta opere, alcune concesse da prestigiosi musei esteri.
Finalità principali dell'esposizione sono quelle di favorire una classificazione critica più adeguata di questa forte personalità artistica del primo Quattrocento, che occupò un ruolo non marginale negli sviluppi della pittura fiorentina del primo Rinascimento e di presentarlo al vasto pubblico affinché ne scopra e apprezzi il linguaggio assai individuale ed al tempo stesso estroso, nonché aggiornato sull’attività dei maggiori artisti operanti nel capoluogo toscano nel primo trentennio del XV secolo: da Gherardo Starnina a Lorenzo Monaco e Lorenzo Ghiberti fino a Masaccio, Masolino e Beato Angelico.


Per partecipare ai percorsi guidati gratuiti è necessario presentarsi alle 17 al meeting point, nei pressi della biglietteria muniti di biglietto di ingresso al museo. 
Si accettano partecipanti fino a 20 persone. 
Consigliata, ma non obbligatoria, la prenotazione che si può effettuare telefonando a Firenze Musei allo 055 294883.  

mercoledì 4 gennaio 2017

ITALIA E GIAPPONE A CONFRONTO: cultura, psicologia, arti

A Firenze vive una numerosa, affiatata e attiva comunità giapponese. La città è molto apprezzata per la sua storia, le numerose opere d’arte, l’attività culturale e sono tanti i nipponici che arrivano per soggiorni più o meno lunghi oppure per viverci stabilmente.
L’Università pubblica con l’offerta dello studio della lingua giapponese e l’associazione culturale Tokaghe che durate l’anno organizza corsi di lingua per i privati interessati, facilitano scambi diretti fra i cittadini. Inoltre fungono da luogo d’incontro e da coagulo tante altre associazioni tra cui l’Associazione culturale Iroha collegata con la libreria “Italia Shobo-casa dei libri giapponesi” nella quale Nina Minorikawa, titolare e direttrice, trova il tempo per essere disponibile con tutti.
Tante le iniziative giapponesi che si rincorrono lungo l’anno e che riguardano abbigliamento, tessuti, cucina, dolci; la più recente si è tenuta a Palazzo Rucellai nel novembre 2016, in occasione della ricorrenza dei centocinquanta anni di amicizia fra Italia e Giappone.
Si è trattato di un Convegno internazionale promosso da ISI Florence e dall’Università di Kanazawa con il titolo “Italia e Giappone a confronto: cultura, psicologia, arti.
Coinvolgenti i temi trattati. Molti hanno approfondito argomenti interessanti e utili anche per artisti, creativi, artigiani, insomma per tutti coloro che svolgono attività che includono la percezione visiva. Ecco alcuni titoli: Mente e cultura, studi cross-culturali sui processi cognitivi; L’esperienza estetica, il ruolo delle variabili culturali e neurobiologiche; Carlo Scarpa e l’architettura giapponese; Arte giapponese e Liberty italiano; La letteratura come strumento di potere alla corte Heian e alla corte federiciana, ecc..
Ma fra i tanti studi presentati, ci piace riferire quanto raccontato dal giornalista giapponese dott. Yuzo Minorikawa vicepresidente dell’Associazione Giapponese in Toscana, che vive ormai stabilmente in Italia con la famiglia da più di 10 anni.
Durante la presentazione del Convegno ha raccontato che il suo bisnonno Nao Saburo, appartenente alla casta dei samurai, perduto il privilegio sociale ed economico proprio della casta con l’apertura delle frontiere del suo paese, deve inventarsi un lavoro per sostentare la famiglia.
Vivendo in Akita, luogo famoso per la produzione della seta, pensa di dedicare le sue energie all’esportazione dei prodotti serici e in particolare del “seme bachi”. L’idea nasce dalle difficoltà verificatesi in molti paesi e in particolare in Francia e Italia a causa dell’imperversare di un morbo fatale per i bachi da seta, la pebrina. Nella metà del XIX secolo l’epidemia ha praticamente distrutto la sericoltura non solo in Europa ma anche in molti paesi orientali.
Il Giappone che ha mantenuto un volontario isolamento fino alla metà dell’ottocento, non conosce il flagello della pebrina, di conseguenza Italia e Francia per continuare a far “battere” i telai e proseguire verso lo sviluppo industriale iniziato tra il XVIII e XIX secolo sono costrette a fornirsi di seta e seme bachi in Giappone.
Nao e alcuni suoi amici organizzano una società, Kawajiri-Gumi, per l’esportazione di prodotti serici attraverso il porto di Yokohama, il più attivo, organizzato e famoso per il commercio internazionale. La loro attività riscuote un grande successo, tanto che italiani e francesi si rivolgono direttamente alla Kawajiri-Gumi, per i loro acquisti.
Dal momento che il commercio con Italia e Francia è molto attivo e procura lauti guadagni si decide di vendere direttamente in Europa e viene aperta una sede a Torino.
Alla fine degli anni 70 il mercato soffre una profonda crisi. Le cause principali possono essere individuate nella ricerca dello scienziato Pasteur che scopre come combattere la pebrina e nella invenzione della seta artificiale da parte del chimico, Ilare de Chardonnet.
Il commercio serico proveniente dal Giappone subisce un drastico calo. La sede di Torino viene chiusa seguita da quella di Yokohama. Dopo poco tempo viste le cambiate richieste internazionali, viene aperta una nuova società per la costruzione di macchine per la trattura e la lavorazione del filo di seta. Anche questa attività riscuote un grande successo tanto che al bisnonno di Yuzo viene conferito un riconoscimento ufficiale, forse equivalente al nostro cavaliere del lavoro.
L’interessante vita di Nao e la sua fortunata attività commerciale sono raccontate in un volume dal titolo “Minorikawa Nao Saburo okina sono jiseki” che in poche parole ne riassume il contenuto.
Il dott. Yuzo era particolarmente emozionato nel raccontare questa storia perché, come lui stesso ha sottolineato, si trovava a riferirla all’interno del palazzo di Giovanni Rucellai il mercante umanista e scrittore, mecenate di Leon Battista Alberti e della Firenze rinascimentale.
La famiglia Rucellai, come tutte le grandi famiglie di mercanti e banchieri fiorentini si era arricchita proprio con il commercio dei tessuti dapprima di lana poi di seta e in particolare con la tintura con l’oricello un lichene la cui coltivazione pare si trovasse lungo l’Arno dove ancora oggi Via degli Orti Oricellari ne conserva il ricordo.
Un antenato di Giovanni vissuto nel XII secolo, il mercante Alamanno, era soprannominato “l'Oricellario" sembra per aver casualmente scoperto le proprietà colorantdi alcuni licheni che si tingevano di rosso orinandoci sopra (per qualcuno il cognome Rucellai è la corruzione di oricello).
I Rucellai impiegano con successo questa scoperta sui tessuti nei quali Firenze eccelle e, grazie ad un commercio ben organizzato, riescono ad accumulare notevoli ricchezze. Nel quattrocento infatti Giovanni ha risorse economiche tanto grandi da dare incarico a Leon Battista Alberti di costruire il Palazzo e la loggia prospiciente, il Tempietto di San Pancrazio e, inoltre, di completare la facciata della chiesa di Santa Maria Novella nel quartiere di  residenza della famiglia.
La trabeazione che divide la parte bassa da quella alta della facciata celebra la generosità della illustre famiglia con una serie di vele gonfiate dal vento simbolo del fortunato commercio attraverso i traffici marittimi.
La sala del Palazzo Rucellai si è rivelata un luogo davvero suggestivo per ricordare l’impresa di Nao Saburo e per rinnovare la volontà di amicizia fra Italia e Giappone.
Graziella Guidotti

venerdì 30 dicembre 2016

LA BELLEZZA FERITA

Tutti ricorderanno le rovinose immagini causate dalle forti scosse di terremoto che colpirono il centro Italia il 24 agosto e le successive del 26 e 30 ottobre 2016.
Questi terribili eventi oltre alla perdita di esseri umani, hanno causato danni a case, monumenti e chiese.
La Bellezza Ferita è un’esposizione documentaria che si deve all’impulso dell’Arcivescovo di Spoleto-Norcia in collaborazione con la Soprintendenza dell’Umbria, promossa dall’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Siena, dall’Opera della Metropolitana di Siena, sostenuta dal Sindaco e con l’organizzazione di Opera-Civita.
L’esposizione, organizzata e realizzata in tempi brevissimi, vuole presentare le opere del territorio di Norcia a un pubblico vasto ed internazionale, come quello che frequenta Siena, per far conoscere la situazione in cui versano le popolazioni e le opere d’arte nelle zone terremotate.


Siena, molto vicina a Norcia sia culturalmente che spiritualmente perché ha dato i natali a San Bernardo Tolomei della congregazione benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto mentre Norcia ha dato i natali a San Benedetto, fondatore dell’ordine dei benedettini, si è prestata immediatamente a dare aiuto agli sfortunati fratelli.
I promotori e gli organizzatori della “Bellezza ferita” hanno destinato un contributo economico per il restauro e la ricostruzione, infatti lo scopo della esposizione è anche quello di sensibilizzare i visitatori e far aumentare i fondi necessari e procedere al totale recupero di quanto distrutto dal sisma.
I crocifissi, le pale d’altare, le statue lignee sono esposte così come sono state recuperate dai vigili del fuoco, polverose, lacerate e macchiate; l’insieme ha un grosso impatto emotivo perché oltre a vedere le “ferite” si sentono i suoni e i rumori del recupero grazie alla proiezione dei filmati realizzati sul posto dai Vigili del Fuoco.
Vedere i vigili del Fuoco impegnati nel recupero di questi gioielli artistici che si stagliano con le loro divise colorate in mezzo al grigiore della polvere e della distruzione dà una speranza  a tutti i visitatori.
Le opere esposte sono una piccola parte del patrimonio recuperato sotto le rovine.
Senza questa iniziativa i capolavori sarebbero rimasti chiusi nei depositi invece adesso una parte si può ammirare nella bellissima Cripta sotto il Duomo di Siena e un’altra nel percorso del Centro di Santa Maria della Scala, un tempo luogo principe dell’accoglienza, di pellegrini, infermi, indigenti e orfani.
Le opere esposte non fanno parte soltanto di un patrimonio artistico ma sono parte di una dimensione popolare, di una fede in cui la comunità si identifica e riconosce: per queste ragioni il loro recupero e la custodia risultano ancora più importanti.

Patrizia Casini

LA BELLEZZA FERITA
a della Scala
23 dicembre 2016 – 29 ottobre 2017

 Info e booking
 +39 0577 286300

martedì 20 dicembre 2016

TUTTI IN MOTO! Il mito della velocità in cento anni d’arte

Aligi Sassu - Evoluzione della macchina - 1928
Tutti in moto! Il mito della velocità in cento anni d’arte è un titolo al quale possono essere dati molteplici significati. Per la Fondazione per la Cultura Pontedera che ha ideato questo titolo per la prima mostra allestita dall’8 dicembre 2016 al 18 aprile 2017 in Palazzo Pretorio, recentemente ristrutturato e adeguato alla funzione di Centro espositivo, ha molteplici significati “chiudere i festeggiamenti dei 70 anni della Vespa, ridare movimento al centro cittadino attraverso le arti e la cultura in generale, continuare a leggere questa città come una città che sviluppa ricerca e innovazione in più campi compreso quello artistico”.
Aroldo Bonzagni - Macchina in corsa - 1911_12
La parola moto è, invece, interpretata da un gran numero di persone semplicemente come movimento oppure come motocicletta.
L’interpretazione di moto come motocicletta non nasce a caso visto che la mostra è allestita a Pontedera la città che ha motorizzato gli italiani giovani e meno giovani nel dopoguerra con mezzi che hanno conquistato l’ammirazione e l’approvazione del mondo intero.
Una mostra, Tutti in moto, ricca di più di 250 opere dei più grandi artisti italiani che illustrano il tema del movimento oltre che nelle sale di Palazzo Pretorio nei suggestivi spazi del Museo Piaggio dov’è conservata insieme alla storia dell’azienda Piaggio “la storia della mobilità collettiva e individuale: dai treni agli aerei, dalle motociclette alla Vespa,
Mario Sironi - Uomo nuovo - 1918 circa 
dall’Ape al Porter e poi motori fuoribordo e trattori per arrivare infine ai veicoli elettrici”.
Presso il Museo Piaggio si trova la sezione dedicata alle grandi opere e la mostra fotografica Futurismo, velocità e fotografia che documenta il fascino della velocità assunto come mito ideale e percepito dal futurismo come espressione di moderno, dinamico, bello, desiderabile.
Tutti in moto! Il mito della velocità in cento anni d’arte inizia il suo racconto nelle sale di Palazzo Pretorio con opere d’arte dell’ottocento e del primo novecento che documentano una società  rurale, legata ai ritmi delle stagioni e delle lente possibilità di spostamento a piedi, a cavallo, su carretti e carri agricoli. Sul mare, barche a remi e a vela. Questo è il mondo raccontato nelle prime due sale.
Con l’invenzione dei motori tutto cambia e diventa più rapido.
B. Munari, Riflettori su aereiCaproni C73 - 1928
Gli artisti con antenne sensibili più di altri alle novità e ai cambiamenti sociali aggiornano immediatamente i temi delle loro opere. Le tecniche espressive diventano più rapide e sprigionano grande energia. In palazzo Pretorio la trasformazione determinata dai mezzi di trasporto è sottolineata dall’allestimento che dedica una intera sala ad ogni mezzo di locomozione: treno, tram, piroscafo, bicicletta, automobile, motocicletta, mongolfiera, aerostato e aereo a motore.
Nelle opere sono documentate le scoperte e le applicazioni industriali che si susseguono con ritmo incessante: rotaie, insegne stradali, tram, stazioni ferroviarie, navi che con la loro velocità accorciano i tempi e rendono più facili gli spostamenti.
Aroldo Bonzagni - L'arrivo del treno - 1912_1913
Il mondo e la vita subiscono un drastico cambiamento che le arti figurative registrano e riflettono dandone testimonianza con taglio inconsueto dei soggetti, pennellate veloci, colori saturi che sprigionano vigore vitalità energia.
Alla fine del percorso l’aeropittura documenta gli aspetti positivi ma anche quelli negativi della diffusione dell’aeroplano: piacevoli viaggi di vacanza o di studio ma anche il rombo degli apparecchi nei cieli dei paesi in guerra.
La mostra si completa con i manifesti cinematografici e con la rassegna di edizioni rare di Futurismo letterario documenti preziosi per una profonda conoscenza del tema dell’esposizione.
Patrizia Casini, Graziella Guidotti

sabato 17 dicembre 2016

GIOVANNI DAL PONTE Protagonista dell’umanesimo tardo gotico fiorentino

G. dal Ponte Incoronazione della Vergine 1430 Partic.
La memoria scolastica ricorda che il Gotico Internazionale, rappresentato in pittura dall’immagine dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, segna il passaggio fra il decorativismo tardo-gotico e l’essenzialità rinascimentale: lo ricordiamo, con la schematizzazione propria dei primi studi, pressoché in opposizione al nascente umanesimo espresso da Masaccio, Brunelleschi, Ghiberti come se si chiudesse all’improvviso un capitolo della storia artistica dell’uomo e se ne aprisse uno di segno opposto.
In effetti ricerche sempre più attente e approfondite dimostrano che, nella stessa Firenze, una schiera di pittori contemporanei a Masaccio, pur elaborandone certe soluzioni innovative conservano per alcuni decenni del 1400 lo stile raffinato e prezioso proprio dell’ultimo gotico piuttosto che il rigore essenziale del primo umanesimo.

G. dal Ponte San Michele arcangelo e
san Bartolomeo 1430-1435
Giovanni di Marco, detto Giovanni dal Ponte per aver avuto abitazione e bottega (per i non fiorentini bottega equivale a studio o laboratorio) in piazza Santo Stefano al Ponte, vicino a ponte Vecchio, partecipò, nei primi decenni del 1400, al rinnovamento del panorama culturale fiorentino caratterizzato da una straordinaria vivacità creativa ma conservò costante la linea fluida, la raffinatezza delle forme e la nitidezza dei colori dello stile gotico al quale era stato educato fin dalla più tenera età nelle attive botteghe di tradizione trecentesca della vicina via Santi Apostoli.
La mostra “Giovanni dal Ponte (1375-1437/38)-Protagonista dell’umanesimo tardo gotico fiorentinoinaugurata alla Galleria dell’Accademia di Firenze il 22-11-2016 e aperta fino al 12-03-2017 racconta i primi quattro decenni di questo grande rinnovamento.
La direttrice, Cecilie Hollberg, così ha presentata l’esposizione “Come ormai è consolidata tradizione di questo museo, la mostra muove dalla sempre viva esigenza di valorizzare le collezioni della Galleria, in questo caso la bellissima Incoronazione della Vergine di Giovanni dal Ponte che per l’occasione è stata restaurata. Su questa consuetudine ho voluto apportare significative innovazioni nella concezione dell’allestimento, di grande impatto scenografico, che sottolinea ed enfatizza il percorso artistico del pittore fiorentino.
G. dal Ponte Annunciazione 1425 circa
Inoltre ho voluto innovare il catalogo con una linea editoriale nuova – copertina e catalogo non sfuggiranno ai nostri più attenti fruitori – con testi più brevi, che però non compromettono il rigore scientifico di cui si è sempre potuto vantare questo museo.
Il catalogo della mostra  offre, tra l’altro, un repertorio completo dei dipinti oggi riferibili al pittore, un regesto di tutti i documenti sin qui noti che lo riguardano e inoltre documenta il percorso artistico in ogni sua fase non soltanto grazie ai prestiti ottenuti dall’Italia, ma in maniera particolare grazie alle numerose opere pervenute dall’estero” .
Nella delicata, quasi commovente Incoronazione della Vergine che dopo l’attento restauro mostra tutta la sua preziosa, raffinata bellezza, possiamo ammirare i tessuti cangianti delle vesti, il disegno del tappeto verde con racemi d’oro, il tessuto operato oro e blu su fondo bianco del manto.
G. dal Ponte Predella Adorazione dei Magi 1425-1430 
Insomma possiamo ammirare la grande sensibilità e perizia del Maestro nel dipingere soggetti religiosi ma anche tutti i particolari che li accompagnano. Altrettanto si può dire dei soggetti profani: sono esposti, infatti, anche ricchi forzieri o cassoni nuziali e un pezzo davvero eccezionale una carta da gioco, un fante del gioco dei tarocchi.
Ci sono documenti d’archivio che confermano la richiesta di questi oggetti alle botteghe fiorentine anche da altre città: evidentemente l’artigianato artistico di cui oggi si fregia la città era apprezzato già nel XV secolo.
G. dal Ponte Incoronazione della Vergine 1430 circa
Infatti a motivo della grande richiesta “Dal 1427 Giovanni dal Ponte fu in società con il pittore Smeraldo di Giovanni, insieme al quale si specializzò nella fornitura di cassoni dipinti, un genere che incontrava un grandissimo successo nella Firenze di quegli anni”.
“L’allestimento della mostra, progettato dall’architetto Piero Guicciardini, dello studio Guicciardini-Magni, si caratterizza per la sapiente evocazione scenica delle architetture della Firenze di Giovanni dal Ponte e per la cura delle luci sui fondi oro, che insieme creano effetti di grande suggestione”
La Direttrice della Galleria dell’Accademia conclude così la sua presentazione “Sono certa che la mostra lascerà un ricordo particolarmente vivo nei visitatori grazie all'elegante progetto espositivo d’avanguardia …”.
Una valutazione completamente condivisa da tutti i visitatori abbagliati, oltre che dalla raffinata bellezza delle opere, da un suggestivo allestimento che ricrea le architetture e le atmosfere dell’epoca attraverso una sapiente composizione di leggeri tessuti stampati con i colori dei marmi.

Patrizia Casini, Graziella Guidotti