lunedì 24 febbraio 2025

GRAN BALLO DI CARNEVALE ALLA REGGIA DI CASERTA

EVENTO APERTO AL PUBBLICO MUSEALE
sabato 1° marzo ore 16 al Vestibolo superiore 


Sabato 1° marzo, con inizio alle ore 16, alla Reggia di Caserta ci sarà il Gran Ballo di Carnevale.

Valorizzando la tradizione della corte borbonica di festeggiare questa ricorrenza, il Museo del Ministero della Cultura organizza per il primo giorno di marzo un pomeriggio carnevalesco.

L’Associazione Culturale Società di Danza Napoli e Caserta ripropone il Gran Ballo di Carnevale, ispirandosi agli intrattenimenti organizzati alla Corte dei Borbone per l'occasione. I danzatori in abiti d’epoca ottocenteschi animeranno il Vestibolo superiore della Reggia di Caserta con musiche d’epoca come il primo valzer spagnolo di Eduard Strauss, la contraddanza Cinderella, i valzer Waltz Country Dance e Flammen e La Marcia della Pace, la contraddanza Sinfonia, la marcia Saracena op. 297, la quadriglia Lancieri e il Galop finale overture Guglielmo Tell su musica di Michael Halasz. 

Il Carnevale era occasione di grande allegria alla Reggia di Caserta. All'interno del Palazzo reale avevano luogo feste e balli in maschera, all'esterno e in tutta la città giochi e parate, come il Torneo Cavalleresco che Salvatore Fergola ha immortalato in suo dipinto esposto negli Appartamenti Reali. Un periodo dell'anno ritenuto così speciale dai regnanti che furono scelti proprio i giorni di Carnevale per l'inaugurazione del Teatro di Corte nel 1769 in occasione della visita della nuova regina Maria Carolina sposa di Ferdinando IV. 

Il Gran Ballo di Carnevale alla Reggia di Caserta si terrà, il 1° marzo, al Vestibolo superiore a partire dalle 16. La partecipazione all'iniziativa è inclusa nel costo ordinario del biglietto/abbonamento al Museo. Dalle ore 17, il titolo di accesso al Sito riconosciuto Patrimonio Unesco ha un costo di cinque euro. 

L'iniziativa rientra tra le attività selezionate dal Comitato Scientifico del Museo nell'ambito del Bando di Valorizzazione Partecipata.

venerdì 21 febbraio 2025

L’Istituto de’ Bardi sta a Testo


Un incontro con l’antropologo Tim Ingold in un fine settimana di laboratori sulla cultura del fare
Stazione Leopolda e Istituto de’ Bardi
28 febbraio – 2 marzo 2025


L’Istituto de’ Bardi di Firenze, da sempre impegnato nella valorizzazione dei saperi artigianali, avvia quest’anno una collaborazione con Testo
[Come si diventa un libro], la fiera dell’editoria che si tiene alla Stazione Leopolda dal 28 febbraio al 2 marzo 2025.Nel quadro di questa collaborazione, l’Istituto un incontro con Tim Ingold, uno dei più autorevoli antropologi contemporanei, noto per i suoi studi sulla cultura materiale e sulla relazione tra uomo e ambiente. Il suo lavoro apre nuove prospettive sul concetto di “fare” come forma di conoscenza, un tema centrale nell’antropologia della tecnica e nei processi di trasmissione del sapere artigianale. L’incontro, dal titolo Dire con le mani. Costruire il futuro tra generazioni e tradizione, si tiene sabato 1 marzo alle ore 16:00 nella Sala Ginzburg della Stazione Leopolda e vede Ingold dialogare con Andrea Staid, antropologo e docente all’Università di Genova, introdotti da Livia Frescobaldi, presidente dell’Istituto de’ Bardi.

Attorno a questo appuntamento, l’Istituto propone un intero fine settimana di incontri e laboratori che mettono al centro il valore della tecnica, dell’esperienza e della trasmissione del sapere; un’occasione per mettere in pratica il concetto di Ingold di “imparare ad imparare”.

Si parte venerdì 28 febbraio, dalle 10:00 alle 13:00, con l’apertura straordinaria del laboratorio di restauro della carta dell’Istituto per l’Arte e per il Restauro di Palazzo Spinelli. Ospitato in Palazzo Capponi, sede dell’Istituto de’ Bardi, la visita al laboratorio permette di osservare da vicino il lavoro su libri, disegni, stampe e pergamene. La relazione tra materia, gesto e memoria è fondamentale nel restauro, dove ogni intervento è un dialogo con il passato attraverso le tracce lasciate dal tempo. L’incontro offre l’occasione per scoprire come la manualità e il sapere artigianale restituiscano nuova vita agli oggetti, in un processo che prosegue il ciclo della conoscenza attraverso il fare.

 

Sabato 1 marzo, dalle 10:00 alle 13:00, si tiene il laboratorio Fare la festa. Tecniche, pratiche e politiche (a partire da un testo), ispirato al volume Al tempo delle feste. Etnografia del festivo in Toscana di Fabio Mugnaini. L’incontro esplora il ruolo della festa come momento di costruzione culturale e identitaria attraverso immagini, suoni ed esperienze, con la partecipazione degli antropologi Francesco Zanotelli (Università di Firenze), Fabio Mugnaini (Università di Siena) e Dario Nardini (Università di Padova). Le feste, nelle loro molteplici forme, sono momenti di costruzione collettiva che intrecciano pratiche, saperi e significati. L’incontro ne analizza il valore come esperienza vissuta, unendo prospettive antropologiche e pratiche sensoriali, in un’indagine che, al pensiero di Ingold sulla trasmissione culturale e la costruzione della realtà attraverso l’azione, affianca – e aggiunge – l’attenzione alla relazione dialettica tra le feste e le politiche dell’identità e del patrimonio culturale.

L’evento è patrocinato dal Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arti e Spettacolo (SAGAS) dell’Università di Firenze. 

Sempre sabato 1 marzo, dalle 15:00 alle 18:00, Giotto Scaramelli e i maestri del Podere Beccacivetta guidano un laboratorio di cesteria, un’arte antica che Tim Ingold approfondisce nel suo saggio Ecologia della cultura, sottolineandone il valore cognitivo e formativo. Attraverso il contatto diretto con i materiali e il gesto dell’intreccio, i partecipanti sperimentano la relazione tra tecnica e pensiero in un processo di apprendimento, manuale e sensoriale, che valorizza il metodo col quale è stato realizzato, più che il prodotto finale.

L’ultima giornata di incontri, domenica 2 marzo, è dedicata alla valorizzazione delle foglie di Posidonia oceanica spiaggiata, una pianta marina protetta, fonte di ossigeno e di sequestro di CO2, che da scarto naturale può diventare materia prima per la produzione di carta per packaging di alta gamma e disegno artistico. L’evento, che si tiene dalle 15:00 alle 18:00, vede la partecipazione dell’ingegnere Camillo Palermo, del biologo marino Giovanni Raimondi e del professor Francesco Cinelli, con una dimostrazione dal vivo della realizzazione della carta Posidonia a cura della maestra cartaia fiorentina Lea Bilanci. Dare nuova vita a un materiale naturale, trasformandolo in una risorsa, è un processo che unisce sensibilità ecologica e competenze artigianali. Proprio come Ingold riflette sull’importanza dell’apprendimento attraverso il contatto diretto con la materia, questo incontro mostra come la Posidonia spiaggiata possa diventare carta pregiata, in un processo che esalta la relazione tra ambiente, sapere e tecnica.

Per partecipare a Testo, è possibile acquistare il biglietto sul sito testo.pittimmagine.com oppure direttamente all’ingresso della manifestazione. La prenotazione per l’incontro con Ingold è riservata ai visitatori muniti di biglietto di ingresso per la fiera.

Tutti gli incontri nella sede dell’Istituto de’ Bardi, invece, sono gratuiti, ad eccezione del laboratorio di cesteria, per il quale è richiesta una quota di partecipazione (35 euro a persona). La prenotazione è obbligatoria per tutti gli eventi e può essere effettuata scrivendo a segreteria@istitutodebardi.org o chiamando il 338 8357799.


Informazioni
Istituto de’ Bardi
Palazzo Capponi, via de’ Michelozzi 2, Firenze
segreteria@istitutodebardi.org | www.istitutodebardi.org

lunedì 27 gennaio 2025

Istituto de' Bardi, Firenze - BOTTEGHE FIORENTINE di Guido Cozzi

Un viaggio alla scoperta delle storiche botteghe fiorentine.

Il fotografo Guido Cozzi inaugura le sale espositive dell'Istituto de' Bardi a Firenze con la mostra BOTTEGHE FIORENTINE aperta dal 25 gennaio al 31 maggio 2025.

Un reportage documentaristico sul patrimonio artigianale, cuore pulsante della cultura fiorentina.

Restauratori, decoratori, bronzisti, fabbri, falegnami, doratori, orafi, rilegatori e molti altri. Mestieri che un tempo costituivano il tessuto economico e sociale dei quartieri cittadini e che oggi, nonostante le difficoltà, continuano a mantenere vivo un sapere antico.

Una serie di immagini dove al centro troviamo la bottega, luogo stratificato di sapere e di storia; di oggetti e strumenti di lavoro, di pavimenti consumati e pareti scrostate dove viene mostrata l'autenticità di un mestiere.

l’Istituto de’ Bardi, sede dell’esposizione, nel Palazzo Capponi, in via de’ Michelozzi, rappresenta una realtà che da quasi due secoli si dedica alla valorizzazione dell’artigianato artistico.

Infatti riprende gli ideali del suo fondatore, Girolamo de’ Bardi, uomo di cultura e visione, convinto che il sapere dovesse essere innanzi tutto “utile”. Agli inizi dell’Ottocento, l’erede della nobile famiglia, stabilì per la sua Fondazione l’obiettivo di valorizzare l’artigianato locale e offrire agli artigiani meno abbienti la possibilità di formarsi gratuitamente. E ancora oggi l’Istituto cerca di rendere attuale il suo messaggio attraverso una rinnovata proposta: brevi corsi di formazione artigianale e laboratori di artigianato artistico, non professionalizzanti, ma svolti da artisti e artigiani che costituiscono eccellenze del territorio toscano e non solo, oppure da operatori che, pur possedendo un’arte preziosa e che va perdendosi, non sono in grado, per le difficoltà del settore, di promuovere se stessi ed i loro prodotti.


La mostra inaugura anche le nuove sale rinnovate dell’Istituto, disponibili su richiesta per progetti in linea con la sua missione, per rafforzare il dialogo con la città, invitando un pubblico sempre più ampio a scoprire le tante attività a favore di queste antiche tradizioni.

Nel periodo della mostra poi, oltre alle sue consuete attività, l’Istituto propone una serie di appuntamenti tematici. 

Il 30 gennaio alle ore 18.00, si tiene la conferenza-spettacolo Shakespeare, il teatro come “artigianato”. Un mestiere che si impara “a bottega”, a cura del regista e attore Alessandro Calonaci, che illustra il parallelismo tra il lavoro artigianale e la creazione teatrale.

Il 7 febbraio alle ore 15.30, il professor Giovanni Cipriani tiene la conferenza Ottone Rosai, un artigiano, figlio di artigiani dell’Oltrarno fiorentino, approfondendo la figura di uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento.

Il 22 febbraio, Guido Cozzi conduce l’incontro Fotografare l’artigianato, un’opportunità per imparare a valorizzare il proprio lavoro artigianale attraverso la fotografia.

Due, infine, gli appuntamenti di marzo:

il 7 alle 16.00 la restauratrice Laura Grossi dello Studio Santo Spirito interviene sul tema La poesia del restauro nell’ex quartiere artigiano

il 28 alle 17.30 il giornalista Stefano Tesi tiene la conferenza Raccontare l’artigianato tra cronaca e reportage.

La mostra Botteghe Fiorentine si può visitare gratuitamente durante tutte le attività dell’Istituto oppure su prenotazione, scrivendo all’indirizzo segreteria@istitutodebardi.org. Anche per partecipare agli eventi collaterali, data la disponibilità limitata di posti, è necessaria la prenotazione.

Informazioni:

Istituto de’ Bardi

Palazzo Capponi, via de’ Michelozzi 2, Firenze segreteria@istitutodebardi.org | www.istitutodebardi.org

 

 

Guido Cozzi, fiorentino, è specializzato in reportage geografici, turistici ed etnografici. All’Istituto presenta venti immagini di altrettante botteghe, descritte con un taglio documentaristico. Gli spazi sono inquadrati frontalmente, senza la presenza umana, per mettere al centro la dimensione materiale degli oggetti. I suoi scatti raccontano un “tempo sospeso”, offrendo al visitatore uno spunto per riflettere non solo sulle condizioni attuali degli artigiani, in una società sempre più orientata al consumo di massa, ma anche sui profondi cambiamenti che la scomparsa di queste realtà porterebbe alla città di Firenze. Alle immagini si aggiunge un video, sempre realizzato da Guido Cozzi, che vuole essere un inno alla bellezza di Firenze, città fatta a mano, grazie alla straordinaria collaborazione tra architetti, ingegneri, artisti e naturalmente artigiani. Lungo il percorso saranno esposti oggetti antichi, risalenti al periodo ottocentesco e novecentesco, legati alla lavorazione del legno, realizzati dall’artigiano che li utilizzava a suo tempo, come si usava nel passato; trattasi di morsetti, incorsatoi, graffietti, pialle di varie misure, un ceppo a banco, un’ascia ricurva, un pastrengo, ed altri strumenti appartenenti alla collezione privata, messa insieme nel corso di varie generazioni, del restauratore Giuseppe Margheri, che da più di quarant’anni con dedizione e passione, nel suo atelier di Borgo San Lorenzo, in Mugello, si occupa di restauro e vendita di antichità, soprattutto mobili.

mercoledì 1 maggio 2024

PRERAFFAELLITI Rinascimento moderno


Dal 24 Febbraio al 30 Giugno 2024 Museo Civico San Domenico Forlì

Foto Riccardo Bonucci e Elisabetta Morganti


















domenica 14 maggio 2023

KIMONO - Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente

“KIMONO - Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente” è il titolo della nuova mostra organizzata dal Museo del Tessuto di Prato che ha ottenuto il prestigioso patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia, in corso dal 29 aprile fino al 19 novembre 2023. La mostra esplora le contaminazioni creative e culturali - intervenute tra Europa e Giappone prevalentemente dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento - attraverso l’esposizione di un’accurata selezione di opere che di quei reciproci influssi testimoniano i passaggi fondamentali. Accanto al già noto fenomeno del Giapponismo, ovvero il modo in cui l’arte europea di quel periodo ha recepito e reinterpretato il linguaggio espressivo e decorativo dell’arte giapponese, il percorso espositivo si sofferma soprattutto ad illustrare il processo opposto, definito da alcuni Occidentalismo, nell’ambito del quale anche l’oggetto più iconico della cultura del Sol Levante, il kimono, risente dell’influenza della cultura e dell’arte figurativa occidentale.


In esposizione una serie di dipinti, xilografie, cartoline d’epoca, stampe e tessuti provenienti sia da importanti collezioni private che da inedite raccolte del Museo, ma soprattutto i cinquanta kimono maschili e femminili appartenenti all’esclusiva collezione privata di Lydia Manavello, tutti databili al primo e secondo quarto del Novecento, realizzati in seta operata, ricamata o stampata. Questa straordinaria rassegna di opere testimonia con varietà e vivacità le straordinarie contaminazioni artistiche e stilistiche verificatesi in quei decenni tra Oriente e Occidente, con particolare riferimento alle innovazioni formali delle avanguardie europee come Futurismo, Secessione e Cubismo che, agli inizi del Novecento, modificarono profondamente il linguaggio decorativo tradizionale giapponese.


“KIMONO - Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente”

29 aprile – 19 novembre 2023
Museo del Tessuto | Via Puccetti 3 Prato
Orario: 10-15 (da martedì a giovedì); 10-19 (venerdì, sabato) 15-19 (domenica) | Chiusa lunedì
Ingresso: 10 €; ridotto 8€
info@museodeltessuto.it - www.museodeltessuto.it



 

VISITE GUIDATE

La mostra sarà accompagnata da una serie di visite guidate sponsorizzate da Unicoop Firenze e riservate ai Soci.
 Il calendario:

MAGGIO         sabato 6 e domenica 21 maggio                   ore 17.00

GIUGNO          sabato 10 e domenica 25 giugno                  ore 17.00

LUGLIO           giovedì 6 e giovedì 20 luglio                         ore 21.00

SETTEMBRE    sabato 9 e domenica 24 settembre              ore 17.00

OTTOBRE        sabato 7 e domenica 22 ottobre                   ore 17.00

NOVEMBRE    sabato 4 e domenica 19 novembre              ore 17.00

 Biglietto: ingresso ridotto euro 8 + visita guidata gratuita

Le visite, della durata 1h, sono su prenotazione fino al raggiungimento dei posti disponibili
(contatti: Infopoint Coopculture: +39 0574 1837859 | prenotazioni.museiprato@coopculture.it).
La tessera socio va esibita in biglietteria al momento dell’acquisto del biglietto.




   


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martedì 6 dicembre 2022

ANTOLOGIA 2023 - Tornabuoni Arte

L’immancabile appuntamento con l’arte contemporanea è di nuovo in scena alla Tornabuoni Arte che presenta la consueta ANTOLOGIA: una scelta delle più importanti opere di Arte moderna e contemporanea selezionate nel corso dell’ultimo anno.

La mostra antologica si terrà nelle due sedi italiane, a Firenze (Lungarno Cellini 3) da giovedì 1 dicembre e a Milano (Via Fatebenefratelli 36) da martedì 13 dicembre.


Il fondatore, Roberto Casamonti, con la solita passione e cura ha scelto tante opere che permettono di percorrere, sia agli addetti ai lavori e collezionisti che agli amanti dell’arte in generale, i momenti più importanti della storia dell’arte dagli inizi del XX secolo ad oggi.

L’esposizione è affiancata da una pubblicazione, corredata da un ricco apparato fotografico, che approfondisce alcune tematiche di questa straordinaria raccolta.


Pierre Auguste Renoir, Paysage, 1913 ca

Nella sede fiorentina al primo piano, nell’arte figurativa del primo Novecento tra le molteplici opere troviamo Paysage la rappresentazione del paesaggio che Pierre Auguste Renoir ha realizzato nel 1919, oppure uno straordinario Impressioni di paesaggio, di qualche anno prima, del 1908, di Umberto Boccioni, un soggetto en plein air, dall’atmosfera luminosa e satura di colori. 

U. Boccioni, Impressioni di paesaggio, 1908

Questo tema ritorna in un nucleo degli anni Trenta, a cominciare dal Giardino dell’oblio, dove Galileo Chini nel 1933 raffigura, con un velo di malinconia, la casa nella pineta viareggina di Eleonora Duse, villino nel quale l’attrice si era ritirata dopo la fine della sua storia d’amore con Gabriele D’Annunzio.


Un particolare curioso distingue questo quadro: sul retro Chini annota parole, allude al dramma dell’amore finito, evoca nomi senza citarli, ed infine disegna una planimetria di strade dove colloca la propria abitazione e quelle dei pittori Viani, Chini e Nomellini.


Al piano terra, proseguiamo con una rassegna di opere, espressione dei linguaggi artistici non figurativi del secondo Novecento, a cominciare dal prestigioso Concetto spaziale del 1956, che testimonia come Lucio Fontana abbia consacrato la supremazia del gesto. Giuseppe Capogrossi con l’opera del 1961, Superficie 719.

Sfera, 1967, e Frammento, 1972, sono sculture nelle quali Arnaldo Pomodoro raffigura involucri freddi, geometrici e brillanti, che hanno il dono, secondo le parole di Argan, di registrare lo spazio come le pendole il tempo.

Arnaldo Pomodoro, Sfera, 1967

Molti altri sono gli artisti in mostra: Carla Accardi, Antonio Bueno, Alberto Burri, Enrico Castellani, Sandro Chia, Jean-Michel Folon, Hans Hartung, Emilio Isgrò, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Uncini, Victor Vasarely, Gilberto Zorio, solo per nominarne alcuni.

Tornabuoni Arte è una galleria aperta a tutti dal respiro dinamico e contemporaneo.




venerdì 28 ottobre 2022

LE DUE ROSE di Pavlo Makov alla Galleria CARTAVETRA - Firenze

Les saisons rousses
Giovedì 27 Ottobre, alle 17.30, la galleria Cartavetra, a Firenze, inaugura Le due Rose, una mostra personale dedicata al lavoro di Pavlo Makov, artista che rappresenta l’Ucraina alla 59° Biennale Internazionale di Arte di Venezia, ancora in corso, a cura di Borys Filonenko.

La raccolta di opere presentate ci riporta con semplicità e chiarezza a una riflessione sullo scopo dell’arte, necessariamente legata alla vita, a una visione tanto personale, quanto collettiva, della condizione umana. Attraverso metafore e simboli che costituiscono il suo linguaggio visuale, Makov ricostruisce una narrazione che si muove all’interno della trama conflittuale che coinvolge Russia e Ucraina a partire dalla prospettiva più intima.

“L’immagine delle rose che danno il titolo al progetto di mostra, è concreta” afferma l’artista. “Io e mia moglie, ogni ottobre andiamo nella nostra casa fuori città per coprire le rose del nostro giardino, preservandole così dal freddo, e a marzo, ogni anno, le scopriamo nuovamente. Ci prendiamo cura delle nostre rose da vent’anni, e ora la nostra casa, a dieci chilometri dal confine, è occupata. Il nostro giardino, rovinato, e le nostre rose sono morte.” 

paradiso perduto

Le parole di Pavlo Makov sono un invito a una più ampia considerazione della quotidianità, della somma di tutte le piccole cose che sembriamo scordare. L’artista sottolinea un vissuto reale, andando oltre la cornice delle immagini virali che costellano i mezzi di comunicazione, racconta una guerra che non è iniziata tre mesi fa, racconta un’esperienza privata, ciò che ha nel cuore. La Rosa, un elemento così semplice che diviene metafora di vita, quella stessa vita, quel sentire umano, da cui l’arte non può e non deve separarsi, abbassandosi a mero strumento di propaganda politica.

Sulla base di questa volontà si concretizza il percorso espositivo, composto dalle più recenti opere dell’artista, molte delle quali sono state realizzate proprio all’interno della galleria, che si trasforma passando da luogo di produzione a punto di osservazione instaurando un dialogo con il pubblico, alla ricerca di un nuovo sguardo proposto da Borys Filonenko.

La mostra è visitabile dal 27 ottobre al 30 dicembre 2022, nei giorni di apertura della galleria: dal mercoledì al sabato, dalle 15.30 alle 19.00, a Firenze in Via Maggio 64/R. 

Pavlo Makov e Brunella Baldi CARTAVETRA

Pavlo Makov (San Pietroburgo, 1958), vive e lavora a Kharkiv, Ucraina. Si è laureato presso il Crimean Art College, Dipartimento di Pittura (Simferopol, Ucraina) nel 1979, San Pietroburgo Accademia delle Arti nel 1979 e Kharkiv Art and Industrial Institute (dipartimento grafico) nel 1984.

Dal 1988 è membro della National Union of Artists of Ukraine, dal 1994, è membro della Royal Society of Painters-Printmakers (Londra, Inghilterra) e membro effettivo corrispondente della Ukrainian Art Academy, dal 2006.

Pavlo Makov ha partecipato a numerose mostre: 2022, “The death of Marat”, Royal Museum of Fine Arts of Belgium, (Brussels); 2022, 59° Biennale Internazionale di Arte, Venezia, (Italia); 2021, “Remember Yesterday”, PinchukArtCentre (Kyiv)
; 2019, “The path of Aeneas”, Yermoilov Centre (Kharkiv, Ukraine); 2018, “Libro D’Artista”, Cartavetra Contemporary Art Gallery (Firenze, Italy); 2017, “City of KhA”, National Art Museum of Ukraine (Kyiv; 2016, “3rd Ukrainian Cross-Section Triennal of Contemporary Ukrainian Art” (Wroclaw, Poland); 2015, “Border Line. Ukrainian Art Now”, Saatchi Gallery (London); 2013, “Economics in Art”, Museum of Contemporary Art (Krakow, Poland). Fa inoltre parte delle collezioni di diversi musei, tra cui: 
National Art Museum of Ukraine (Kyiv), 
Pinchuck Art Centre (Kyiv), 
Pushkin State Museum of Fine Arts (Moscow),
 Victoria and Albert Museum (London), Ashmolean Museum, “Diploma Collection” (Oxford, England), 
Metropolitan Museum of Art (New York, New York, USA), National Gallery of Art ( Washington DC), 
Library of Congress (Washington DC), Corcoran Museum (Washington DC), Contemporary Art and Culture Center (Osaka, Japan), Fine Art Museum (Cremona, Italy).

59Biennale d'arte di Venezia 15.04.21