sabato 18 giugno 2022

Fotografe!

Wanda Wulz, Trieste 1903-1984 Ritratto,
stampa alla gelatina ai sali d'argento.
Archivi Alinari_archivio Studio Wulz_Firenze
Villa Bardini e il Forte Belvedere, a Firenze, dal 18 giugno al 2 ottobre 2022, ospitano la grande mostra Fotografe!, a cura di Emanuela Sesti e Walter Guadagnini, presentata e promossa dalla Fondazione Alinari per la Fotografia e dalla Fondazione CR Firenze, in collaborazione con il Comune di Firenze. Un nuovo e ambizioso progetto espositivo che ha per protagoniste assolute le fotografe di ieri e di oggi e che unisce le sale delle due sedi ospitanti in un unico itinerario, ricco e suggestivo, che affianca opere originali degli Archivi Alinari a produzioni contemporanee. L’esposizione si inserisce organicamente nell’offerta culturale estiva di Forte di Belvedere curata da Museo Novecento.  Partendo dagli esiti della ricerca negli Archivi Alinari, il progetto espositivo crea un percorso che intreccia e ripropone in maniera sincronica una storia che dalla fotografia delle origini attraversa il Novecento e arriva ai nostri giorni, affiancando i primi procedimenti fotografici alle sperimentazioni contemporanee. La mostra non segue quindi un andamento cronologico, ma è costruita per analogie, differenze, suggestioni, per temi e generi, primo tra tutti il ritratto fotografico, mettendo insieme in un unico percorso fotografie e fotografe nate in epoche, luoghi e contesti sociali diversi: l’intento è non tanto e non solo la ricerca di uno specifico e quanto mai ipotetico ‘sguardo femminile’, quanto l’individuazione della centralità di alcune personalità – spesso sottostimate - nello sviluppo della ricerca fotografica sin dai suoi albori. La presenza delle autrici contemporanee costituisce un ulteriore momento di riflessione che investe le pratiche artistiche odierne, a partire dal rapporto con il passato e con la memoria, siano esse individuali o collettive, all’interno di un mondo in continuo mutamento, dove anche i ruoli sociali e i paradigmi ad essi legati sono in costante divenire.

Helene Magdalena Hofmann_Sand am Main 1870-Grado 1956
Tre uomini alzano i cappelliin segno di saluto post 1904, aristotipia Archivi Alinari Firenze

In mostra vintage prints, album e negativi dagli Archivi Alinari, opere provenienti dalle diverse collezioni di oltre quaranta fotografe, in molti casi inedite, a partire da quelle delle prime dagherrotipiste degli anni ’40 dell’Ottocento, come la francese Bernardine Caroline Théodora Hirza Lejeune (Parigi 1824-1895) del fondo Oggetti Unici che è stato restaurato, catalogato e digitalizzato nel 2021 anche grazie al sostegno della Fondazione CR Firenze. Le stampe originali di Julia Margaret Cameron, Dorothea Lange, Margaret Bourke-White, Lucia Moholy, Maria Mulas, Ketty La Rocca, Lisetta Carmi, Diane Arbus, Bettina Rheims, per citarne solo alcune, si confrontano con le produzioni di dieci autrici italiane, Eleonora Agostini, Arianna Arcara, Federica Belli, Marina Caneve, Francesca Catastini, Myriam Meloni, Giulia Parlato, Roselena Ramistella, Sofia Uslenghi, Alba Zari, rappresentanti della più giovane generazione, nata dopo il 1980, che va affermandosi in questi anni sia sul piano nazionale che su quello internazionale, presenti con opere che interagiscono con il patrimonio storico Alinari. Le autrici innescano dunque una conversazione ideale con le fotografie storiche e con l’archivio stesso, così da esaltarne la matericità e l’aura, proponendo in questo modo anche nuove chiavi di lettura alle immagini provenienti da un passato talvolta lontanissimo.

 

Sofia Uslenghi_ART noJECT #12, 2021
stampa digitale Fine Art ai pigmenti di colore_©
Sofia Uslenghi_Courtesy
Galleria Valeria Bella_Milano

Grazie a Calliope Arts, ente no profit con sede a Firenze e Londra, nato per valorizzare e salvaguardare il patrimonio culturale delle donne attraverso il suo progetto 'Restoration Conversations', la mostra si arricchisce di due sezioni dedicate a fondi degli Archivi Alinari: quello delle sorelle Wanda Wulz (Trieste 1903-1984) e Marion Wulz (Trieste 1905-1990) e quello di Edith Arnaldi (Vienna 1884-Roma 1978), nota soprattutto come scrittrice ed artista di area futurista con lo pseudonimo di Rosa Rosà, che è tra le artiste selezionate per la mostra della Biennale Arte di Venezia curata da Cecilia Alemani.

Da questi archivi sono tratte opere inedite, alcune stampate direttamente dai negativi originali, che restituiscono alla fruizione pubblica i risultati di una prima ricognizione su materiali finora meno esplorati di questi nuclei archivistici, di straordinario interesse per la storia della fotografia. Da una parte il fondo Wulz (noto per la fama internazionale delle opere futuriste di Wanda, tra cui la realizzazione della famosa sovraimpressione “Io+gatto”), di cui verranno esposti a Villa Bardini anche dei negativi, che riserveranno al pubblico e agli studiosi importanti sorprese, in particolare sul sodalizio lavorativo e artistico con la sorella Marion. Dall’altra, al Forte Belvedere, un archivio completamente da esplorare, sostanzialmente un inedito, che permetterà, anche grazie alla ricerca della storica dell’arte Lisa Hanstein, di riportare alla luce la produzione fotografica di un’artista poliedrica come Edith Arnaldi, caratterizzata da ritratti e fotografie di viaggio realizzate in Italia, Europa e Africa, e dai ritratti eseguiti nel suo studio romano, funzionali all’indagine sulla produzione pittorica futurista dell’autrice.

Federica Belli_The lens (Through Which We See Ourselves) 2018
Stampa digitale Fine Art ai pigmenti di colore su Hahnemuhle Photo Rag_bassa


Durante l’apertura, a Villa Bardini, saranno organizzati dialoghi con le artiste presenti in mostra e laboratori gratuiti per famiglie e bambini dai 7 ai 12 anni. Per quanto riguarda questi ultimi, sono previste due tipologie di attività, comprese nel biglietto della mostra: il laboratorio “L’arte del vedere. Atelier per giovani fotografi” a cura di MUS.E, durante il quale i bambini potranno avvicinarsi al linguaggio fotografico in chiave giocosa; e il laboratorio “Erbario in cianotipia”, a cura di Fotonomia, in cui i bambini verranno guidati nella realizzazione di stampe fotografiche con la tecnica della cianotipia. In entrambi i casi i posti sono limitati ed è necessaria la prenotazione.  

Sempre a cura di MUS.E, a Forte Belvedere, tutti i venerdì e le domeniche alle 17.00 e alle 18.30, si terranno delle visite guidate alla mostra Fotografe!. Il percorso comprenderà anche l’esposizione di di Martino Play it again e la straordinaria architettura militare di Forte Belvedere. Le visite, per giovani e adulti, avranno il costo di €2,50 per residenti Città Metropolitana di Firenze e di €5 per i non residenti Città Metropolitana di Firenze, gratuito per disabili e accompagnatori, guide turistiche e interpreti, membri ICOM, ICOMOS e ICCROM, possessori della Card del Fiorentino (nel limite delle tre attività annue). Riduzione 2x1 soci Unicoop Firenze. Visite riservate e gratuite per i soci Unicoop Firenze: domenica 19 e 26 giugno, 10-17-24-31 luglio, 14-21-28 agosto, 11-18-25 settembre. Per maggiori informazioni e prenotazioni scrivere a info@musefirenze.it o telefonare al numero + 39 055 2768224 (dal lunedì al venerdì, ore 9.30-13.00 e 14.00-17.00).  

Bettina Rheims_Madame Jacquot
Ritratto dell'attrice Charlotte Rampling_Parigi_Marzo 2009, Archivi Alinari, Firenze

 

Fotografe! Dagli Archivi Alinari a oggi sarà accompagnata da un catalogo edito da Mandragora 

 

La mostra vede la collaborazione di MUS.E e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, e il contributo di Unicoop Firenze 

 

“E’ emozionante veder tornare l’arte della fotografia a Villa Bardini – afferma il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. – In quello che spesso è uno straordinario scenario fotografico, che fonde la bellezza del panorama di Firenze con l’eleganza delle strutture architettoniche della villa e del suo giardino, vedremo esposta una mostra di straordinario interesse sociale ed antropologico, oltre che artistico. Oggi più che mai è attuale il racconto del femminile e il modo in cui la donna, l’artista, percepisce e restituisce il mondo e se stessa. Sarà estremamente interessante veder l'evoluzione nei decenni di questa percezione. Trovo dunque di grande valore e di grande interesse questa iniziativa delle Fondazioni Alinari per la Fotografia, costituita dalla Regione Toscana, e di Fondazione CR Firenze e ringrazio il Comune di Firenze per aver sostenuto questo progetto”. 

 

’Questa mostra dedicata alle donne di talento – dichiarano il Presidente della Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori e il Presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron Jacopo Speranza – segna il felice ritorno della fotografia a Villa Bardini. E’ anche una assoluta novità nella storia trentennale di questo magica terrazza che si affaccia su Firenze perché ci auguriamo segni l'inizio di una collaborazione permanente col Comune di Firenze per l’utilizzo del Forte di Belvedere secondo la logica del 'gioco di squadra' che sta sempre più caratterizzando, pur nel rigoroso rispetto delle rispettive competenze, il recente percorso delle nostre due Fondazioni. In questo alveo si collocano la collaborazione, avviata da tempo con la Fondazione Alinari, e soprattutto la volontà di avvicinare alla fotografia nuovi pubblici come lo sono i giovani e le famiglie con laboratori gratuiti che offriamo gratuitamente per tutta la durata della mostra’’. 

 

E’ con vivo piacere – aggiunge Dario Nardella, Sindaco di Firenze - che diamo il via a questa originalissima esposizione che per la prima volta mette in luce il contributo fondamentale che le donne fotografe hanno dato all’arte della fotografia proponendo un percorso organico attraverso la macchina da presa vista con occhi tutti al femminile, con pezzi inediti dal passato ma anche uno sguardo alla nuova generazione di fotografe contemporanee che si stanno affermando grazie alle tecniche digitali. Oggi ci sentiamo tutti un po’ fotografi: grazie agli smartphone scattare una foto e ritoccarla è operazione alla portata di chiunque. Diverso però è il ruolo della fotografia, dietro cui stanno studio, tenacia, visione, intraprendenza. Questa mostra ridona al mestiere di fotografo - anzi di fotografe! - tutta la sua bellezza e il rispetto che dobbiamo loro. Di grande pregio le sedi della mostra: Villa Bardini e Forte di Belvedere, due vere e proprie perle dell’Oltrarno fiorentino che offrono una vista incomparabile della città dalla riva sinistra dell’Arno. Bello che per tutta l’estate siano visitabili insieme, in una collaborazione che ci piacerebbe sempre più stretta e più duratura. 

 

“Questa mostra rappresenta un passaggio importante nella breve storia della Fondazione Alinari per la Fotografia – sottolinea il suo Presidente Giorgio van Stratenin primo luogo perché, per la parte legata ai nostri archivi, tutte le fotografie esposte sono vintage o stampe dai negativi originali; poi per la scelta di una collaborazione stretta con la Fondazione CR Firenze con cui l’abbiamo coprodotta e con il Comune di Firenze che la ospita al Forte Belvedere. Infine il significato di questa mostra risiede anche nell’idea di accostare al patrimonio degli archivi il lavoro di dieci fotografe italiane di oggi nella fase ascendente della carriera. Una dei nostri obiettivi fondamentali è infatti quello di mettere in comunicazione e dialogo lo straordinario patrimonio del passato che possediamo con la cultura contemporanea, per farne elemento vivo e stimolante, capace di suscitare non solo memoria, ma anche futuro”. 

 

“Il punto esclamativo nel titolo della mostra – spiegano i curatori Emanuela Sesti e Walter Guadagnini – vuole sottolineare l’ammirazione per le donne che dalle origini della fotografia sino a tutto il secolo scorso, sono riuscite a conquistare una posizione in un mondo che era tutto maschile. Parliamo di figure straordinarie come Margaret Bourke-White, Diane Arbus e Lisetta Carmi, presenti con le loro immagini negli Archivi Alinari insieme a quelle note in tutto il mondo delle sorelle Wulz e a quelle sinora inedite di Edith Arnaldi, in arte Rosa Rosà. Un patrimonio sterminato che nella mostra Fotografe! è presentato accanto alle foto di dieci artiste contemporanee, che hanno accettato la sfida, dialogando a distanza ravvicinata, per affinità o contrasto di temi e di stili, con questo grandioso passato”. 

venerdì 17 dicembre 2021

IL COMUNE DI CENTURIPE RICEVE A FIRENZE Il PREMIO "ARCHEOLOGIA VIVA TOURISMA 2021 PER LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE"

Il 17 dicembre 2021, alle 17.15, presso l'Auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze, il Comune di Centuripe, rappresentato dal Sindaco Salvatore La Spina, riceverà il prestigioso premio "Archeologia Viva Tourisma 2021" per la valorizzazione del patrimonio culturale.
L'importante riconoscimento viene consegnato al paese che più d'ogni altro si è distinto, durante l'anno, nell'organizzazione di eventi mirati alla valorizzazione ed alla promozione del proprio patrimonio culturale e territoriale.
 

Tra il 2020 ed il 2021, infatti, Centuripe è stato uno dei borghi italiani più attivi in ambito culturale, programmando un calendario di eventi e valorizzando le ricchezze archeologiche, artistiche e paesaggistiche del luogo.

 

"Ritirare questo premio nella mia città di adozione" dice Salvatore La Spina Sindaco di Centuripe, "è un grande onore. Qui ho studiato ed ho maturato le esperienze che sto mettendo a disposizione della mia comunità, che ha fortemente sostenuto questa mia idea di rinascita  culturale e, mi auguro presto, turistica. C'è ancora molto da fare per il recupero del patrimonio storico, ma questo riconoscimento è il segno che la strada che abbiamo imboccato è quella giusta; non bisogna tornare indietro. È un premio che condivido con tutte le persone che hanno lavorato al mio fianco, la giunta comunale ed il gruppo consiliare di maggioranza, le associazioni, gli sponsor privati ed i cittadini che ci hanno dato la forza di proseguire nonostante le grandi difficoltà incontrate in questo primo anno di amministrazione."

Le ragioni che motivano la consegna di questo premio sono molteplici, così come gli eventi che ne sono causa.

Prima di tutto va ricordato il ritorno della testa di Augusto, capolavoro assoluto dell'arte romana in Sicilia. Un rientro reso possibile grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Siracusa ed il Parco Archeologico di Catania, che ha visto come regista l'Assessore Regionale Alberto Samonà. Per il suo straordinario pregio artistico, la testa di Augusto, si candida ad essere una delle opere iconiche dell'isola.

 

A seguire il grande successo della mostra "SEGNI" che ha ospitato le opere grafiche dei più importanti artisti del novecento europeo in dialogo con le pitture risalenti al neolitico ed uniche in Sicilia orientale di "Riparo Cassataro", sito archeologico aperto per la prima volta al pubblico. 

Importante è stata inoltre l'inaugurazione e la creazione del primo centro espositivo comunale: "Antiquarium". 

Il comune è stato inoltre scelto per rappresentare la Sicilia all'interno del progetto "Boccata d'Arte", ospitando le installazioni en plein air dell'artista Renato Leotta sulle sponde del fiume Simeto e nel borgo di Carcaci.

Ed ancora, l'adesione al Festival dei Teatri di Pietra, che ha visto esibirsi il celebre Coro Lirico Siciliano nello scenario suggestivo della "Dogana", mausoleo d'età imperiale; l'adesione ai "Borghi dei Tesori"; la rassegna cinematografica per i quartieri "Scendi che c'è il cinema".

Ed infine il primo "Centuripe Archeo Film - Festival Internazionale del Cinema Archeologico", tre giorni di proiezioni ed incontri, che ha ospitato film tematici di registi provenienti da tutto il mondo ed ospiti del calibro di Stefano Bucci e Antonio Natali.

 

In occasione di "Tourisma 2021", Centuripe è presente per i tre giorni del salone con uno stand, per presentare al pubblico nazionale ed internazionale, le offerte culturali, artistiche, archeologiche, paesaggistiche e culinarie del proprio territorio.

 

l Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale dal 17 al 19 dicembre 2021 al Palazzo dei Congressi di Firenze.  L’evento, il più importante e partecipato del settore a livello europeo – organizzato come sempre da Archeologia Viva (Giunti Editore) – farà il punto sulle eclatanti scoperte archeologiche degli ultimi anni e con uno sguardo attento al patrimonio di casa nostra. 

 

Dopo quasi due anni di collegamenti da remoto, “tourismA” si svolge completamente in presenza nel rispetto rigoroso delle normative covid, ma puntando sulla normalità e sul piacere di tornare a incontrarsi e parlarsi “dal vivo”. In programma duecentocinquanta relatori che – nella consolidata tradizione di “tourismA” ci condurranno in un fantastico viaggio nel tempo e nello spazio. Tra i big di questa edizione: il direttore generale Musei ed ex soprintendente di Pompei Massimo Osanna, il direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne, l’archeologo e presidente del Fai Andrea Carandini, l’esperto in civiltà micenea Louis Godart, il geologo e noto conduttore tv Mario Tozzi, l’altro autore e volto televisivo Cristoforo Gorno, il medievista Franco Cardini, il paleoantropologo Giorgio Manzi e l’acclamatissimo Alberto Angela che chiuderà come di consueto – ma questa volta necessariamente in video per evitare assembramenti – la kermesse fiorentina.


mercoledì 17 novembre 2021

IL DESTINO DI UN AMORE - Tiziano Vecellio e Cecilia

Lei è Cecilia Soldani, la moglie di Tiziano Vecellio, uno degli artisti più acclamati del suo tempo. È incinta del terzo figlio: una gravidanza complicata. Cecilia vorrebbe abortire per continuare ad amare il pittore, ma muore scegliendo di dare al mondo la creatura che il marito vuole, invece, con forza. Alla nascita della piccola Lavinia, Tiziano, che fino al allora ha seguito solo gloria e denaro, è travolto dall’improvvisa coscienza di un sentimento immenso e unico, scoperto solo con la morte della moglie. Inizia, così, a cercare Cecilia nei suoi quadri, dipingendola con tutto l’amore che negli anni non è riuscito a darle. La Venere – realizzata nel 1538 e oggi conservata agli Uffizi – è ancora, per chiunque la osservi, la scintilla palpitante di quel dolore e di quell’amore.

 

Il libro anticipa la grande mostra “Tiziano e l’immagine della donna”, promossa da Skira editore, in collaborazione con Kunst Historisches Museum Wien, adesso a Vienna e attesa a Milano, in Palazzo Reale, dal 23 febbraio a maggio 2022.

 

Luca Nannipieri, critico e storico dell’arte, ha pubblicato con Skira i libri Capolavori rubati (2019), Raffaello (2020), A cosa serve la storia dell’arte (2020), e con Rai Libri Bellissima Italia. Splendori e miserie del patrimonio artistico nazionale (2018). Suoi volumi sono usciti allegati ai quotidiani nazionali. Dirige Casa Nannipieri Arte, curando mostre e conferenze, da Giacomo Balla a Keith Haring.


sabato 18 settembre 2021

90BUSSOTTI. Ascolti e visioni su Sylvano Bussotti

In occasione dei 90 anni di Sylvano Bussotti, nato a Firenze il primo ottobre 1931, dal 20 al 25 settembre 2021, nell’ambito dell’Estate Fiorentina, la città lo festeggia con 90BUSSOTTI. Ascolti e visioni su Sylvano Bussotti, cinque giorni dedicati alla sua immensa e poliedrica produzione, pensati per festeggiare simbolicamente la figura dell’artista e dell’uomo. Il progetto curato da Fabbrica Europa, Fondazione Culturale Stensen, Florence Queer Festival, Tempo Reale, Maschietto Editore, istituzioni cittadine a lui profondamente legate, in collaborazione con Maggio Musicale Fiorentino, Bussotti Opera Ballet e Museo Marino Marini, con il contributo del Comune di Firenze - Estate Fiorentina 2021 e con il coordinamento di Culter, vedrà dunque coinvolti i suoi compagni di lavoro, gli amici e gli appassionati, uniti per celebrarlo in una vera e propria festa di compleanno a puntate.

Compositore, uomo di teatro, pittore, scenografo e costumista, Sylvano Bussotti incarna una totalità artistica dal talento indiscusso. Nei suoi lavori, con spregiudicatezza e libertà, le arti si incrociano, i segni si sovrappongono in forme diverse e originali, all’insegna di una visione in cui provocazione queer e rigore formale si fondono perfettamente.


90BUSSOTTI affronterà in particolare tre aspetti della molteplice attività bussottiana: la produzione filmica e sonora, le occasioni coreografiche e il contesto storico artistico in cui il compositore fiorentino fu attivo.

“Una rassegna completa e variegata per riscoprire il talento di Sylvano Bussotti in occasione dei suoi 90 anni. - ha detto l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi - Bussotti è un’artista a 360 gradi, capace di spaziare dalla pittura alla musica passando per arte scenica e coreografie, dedicandosi a cinema, televisione. Ha lasciato il segno nelle più svariate discipline, mantenendo sempre la sua cifra stilistica originale e il suo sguardo anticonformista e anticipatore dei tempi. Siamo felici all’interno dell’Estate Fiorentina di dare spazio a questa figura così importante per l’arte e la cultura della nostra città”.

PROGRAMMA

Lunedì 20 settembre al PARC Performing Arts Research Centre (ore 19), nell’ambito del Festival Fabbrica Europa, conferenza di Luca Scarlini I mille volti del desiderio: fantasmi di Fedra nell’opera di Bussotti”. Fedra è figura centrale dell'opera di Bussotti, a partire dalla suggestione della tragedia di Jean Racine, affrontata nella musicalissima traduzione di Giuseppe Ungaretti, con numerosi lavori per teatro, danza, musica. Nel 1980 andò in scena alla Piccola Scala “Le Racine”, di cui Silvia Lelli e Roberto Masotti hanno raccontato con una documentazione fotografica inedita la costruzione di questo lavoro, che ambienta il dramma raciniano in un caffè fatto di specchi e segreti, in cui si svolge la tragedia sotto lo sguardo complice, eppure distaccato del pianista del locale.

Mercoledì 22 settembre, alla Fondazione Culturale Stensen (ore 21), si terrà una serata di proiezioni e performance, a cura di Tempo Reale all’interno del Tempo Reale Festival. Nell’ottica di quell’idea di opera d’arte totale che Sylvano Bussotti incarna in tutto il suo percorso, il cinema gioca un ruolo da protagonista. Insieme all’esperimento d’avanguardia assoluta che è stato “Rara Film” (1965-69), il lungometraggio “Apology” ne costituisce uno dei tasselli più significativi. Realizzato a Berlino nel 1972, con la musica di Sylvano Bussotti, è una vera rarità, da lungo tempo in attesa di un processo significativo di sonificazione. Si cimenta in quest’impresa un quintetto eterogeneo di interpreti – Monica Benvenuti, voce, Luca Paoloni, violino, Umi Carroy, pianoforte, Jonathan Faralli, percussioni e Francesco Giomi, elettronica – ormai ampiamente abituati al confronto con la musica di Bussotti e dedicatari, in più occasioni, di sue opere originali. Aprono il programma i “5 Videogiornali della sestina musicale 91”, divertenti videoclip realizzati nel 1991 per la Sezione Musica della Biennale di Venezia, in cui Bussotti si relaziona con alcuni personaggi emblematici della cultura pop italiana del tempo: Maurizio Costanzo, Alvaro Restrepo, Patty Pravo, Moira Orfei e Moana Pozzi.

Giovedì 23 settembre per il Florence Queer Festival (cinema teatro La Compagnia, ore 18), la proiezione del film “Bussotti par lui même” (1975), un lungometraggio di rara visione, realizzato da Carlo Piccardi per la Televisione della Svizzera Italiana, in stretta collaborazione con il compositore. Oltre a presentare una ricca antologia della musica da lui creata fino ad allora, il film è un documento e un manifesto poetico che mette in evidenza lo stretto intreccio tra suono e gesto teatrale, sempre presente nell’opera bussottiana. Con Elise Ross, Giancarlo Cardini, Italo Gomez, Romano Amidei e Rocco Quaglia, che sarà presente in sala e farà una breve introduzione al film con Luca Scarlini e Bruno Casini. 

Sabato 25 settembre i festeggiamenti si chiuderanno con un doppio appuntamento. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, nel pomeriggio (ore 17.30), si terrà la presentazione del libro di Renzo Cresti “Sylvano Bussotti e l’opera geniale”, recentemente uscito per i tipi di Maschietto Editore. Il volume racconta l’infanzia fiorentina di Bussotti, il suo rapporto con lo zio ed il fratello, entrambi pittori, grazie ai quali cominciò ad essere l’artista che è diventato; narra del suo incontro con Alberto Arbasino, Aldo Braibanti, John Cage, Carmelo Bene, Umberto Eco e Pier Paolo Pasolini; raccoglie un suo inedito ed una selezione di sue partiture, vere e proprie opere d’arte in cui la tradizionale notazione si alterna a una esperienza pittografica; contiene un’intervista a Rocco Quaglia, coreografo, ballerino, collaboratore e compagno di Bussotti dagli anni Settanta e un CD con brani di Bussotti interpretati da Monica Benvenuti e Francesco Giomi. Il giornalista Gabriele Rizza ne parlerà con l’autore, Rocco Quaglia e il Maestro Vincenzo Saldarelli, che al termine eseguirà “Ultima rara (pop song)”. Per l’occasione il Maggio Musicale Fiorentino esporrà bozzetti e figurini realizzati da Bussotti e conservati nel suo archivio.

In serata, infine, al Museo Marino Marini (ore 20.15) si terrà “Ermafrodito”, concerto-coreografia narrato da Luca Scarlini con la musica di Sylvano Bussotti (Ermafrodito Gran Fantasia mitologica per chitarra, 1997). “Ermafrodito è una scrittura per chitarra e danza intorno a una figura centrale dell’immaginario di Sylvano Bussotti, cantore di un mondo queer di desideri, epifanie e fantasmi. Alberto Mesirca, tra i maggiori chitarristi di oggi, si confronterà con la danza di Luisa Cortesi nella composizione di un originale lavoro sull'oscurità del corpo e sui suoi rituali. A ritmare la composizione spunti dalle opere letterarie, dalle poesie e dai diari, solo parzialmente editi nel libro I miei teatri, con prefazione di Umberto Eco. L’evento sarà ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.

PARC Performing Arts Research Centre, Fondazione Culturale Stensen, Cinema Teatro La Compagnia, Museo Marino Marini, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

venerdì 17 settembre 2021

GUIDA del Museo della Città – Sezione d’arte contemporanea di Livorno.

Nel quartiere di Venezia Nuova si trova la
chiesa barocca sconsacrata del Luogo Pio attualmente sede del “Museo della Città – Sezione d’arte contemporanea di Livorno”. È in questo luogo che si trova la preziosa raccolta di proprietà del Comune di Livorno  con alcune importanti opere degli anni ’60-’70 di artisti italiani di fama internazionale, acquisite tramite le edizioni più significative del Premio Modigliani ed esposte fino agli anni ’80 nell’ex Museo Progressivo di Villa Maria di Livorno.

Fra di esse il Grande rettile di Pino Pascali, prima fra le opere dell’artista, ad essere acquisita da una istituzione pubblica, e poi importanti lavori di Manzoni, Castellani, Griffa, Guarnieri, Maselli, Napoleone, Nigro, Tancredi, Trafeli, Uncini, Vedova e Baruchello ed altri.

Per questa esposizione permanente è stata realizzata la GUIDA del Museo della Città – Sezione d’arte contemporanea di Livorno.

Nella sua introduzione Daniela Vianelli, presidente della Cooperativa Itinera, sottolinea infatti come “compito di una guida come questa è quello di contribuire a rendere la visita al museo un’occasione per afferrare il senso complessivo di quanto esposto e concorrere a ridurre la distanza, l’esitazione e la timidezza che spesso si prova di fronte a un oggetto d’arte. L’arte contemporanea può risultare particolarmente inaccessibile e ancora più importante e necessaria si dimostra una mediazione, per offrire spunti e contenuti di comprensione e approfondimento”.

E l’Assessore alla Cultura del Comune di Livorno, Simone Lenzi, sottolineando quanto Livorno, sogno fiorentino di apertura al mare, sia stata crocevia di culture e città cosmopolita “per questo, è dunque contemporanea per vocazione, sperimentale per necessità, aperta al possibile come tutte le città di porto in cui si scruta l’orizzonte per capire chi, che cosa sta arrivando, e con quali intenzioni. è forse per questo che dall’immediato dopoguerra Livorno ha espresso un’attenzione particolare all’arte contemporanea. O forse perché si trattava, allora, di guardare avanti e di ricostruire dalle macerie una città pesantemente colpita dai bombardamenti, in cui il presente e il futuro erano sicuramente più promettenti dell’immediato passato”.

La GUIDA inizia con la descrizione del luogo dove si trova il Museo di arte contemporanea tra  “Bottini dell’olio e il Luogo Pio: mercanti orfanelle e arte contemporanea” in un quartiere di canali , piccoli ponti e lussuosi palazzi.Prosegue raccontando di come nasce l’idea di un museo di arte contemporanea “Premi che diventano musei con l’acquisizione di opere che parteciparono al Premio Modigliani.

Ci conduce al principio della mostra introducendo la prima opera che troviamo nel percorso, che si articola su due piani: l’opera di MARIO NIGRO considerato il più astratto degli artisti aderenti al MAC (Movimento di arte Concreta) con la sua opera SPAZIO TOTALE. Lungo il cammino troviamo artisti come PASCALI con il GRANDE RETTILE; MANZONI con ACHROME; CASTELLANI con SUPERFICIE BIANCA: GUARNERI con TRE RETTANGOLI E UN QUADRATO e molti altri.

I testi scorrevoli e didascalici, ma di sicuro approfondimento scientifico, il formato tascabile, la grafica attenta ed accattivante realizzata dall’Editore Sillabe – che, insieme al partner Opera Laboratori, ha voluto sostenere questo importante progetto culturale – e la parallela versione in lingua inglese ne fanno un prodotto che si rivolge al pubblico dei turisti e visitatori del museo. Allo stesso tempo il volume è dedicato anche agli stessi livornesi che vogliono entrare in contatto con l’arte del ‘900, e soprattutto con un periodo storico, quello a cavallo tra anni ‘60 e ‘80, così fecondo di idee e iniziative culturali per Livorno.

Patrizia Casini

sabato 4 settembre 2021

GUADAGNUCCI - LA SFIDA DEL BIANCO










“E’ con molto piacere che Forte dei Marmi, grazie alla volontà dell’assessorato alla Cultura e Turismo e di Villa Bertelli, rinnova la collaborazione con la Società di Belle Arti – afferma il sindaco Bruno Murzi -  aprendo le porte del Fortino ad una mostra di grandissimo livello che intende omaggiare uno dei più conosciuti scultori italiani, Gigi Guadagnucci, maestro del “marmo leggero”. Un percorso emozionale tra le sue opere che si preannuncia una vera e propria esperienza, da vivere in sospensione, tralasciando lo spazio e il tempo.”

Attraverso una mirata selezione di circa quindici sculture provenienti dallo studio dell’artista versiliese, la mostra mette in risalto la produzione astratta parigina, a partire dalla fine degli anni Cinquanta. “Scoperta” da Claude Rivière e ammirata da Marc Gaillard e Pierre Courthion, che definisce Gigi Guadagnucci “poeta della forma” apprezzando “i suoi sogni e i suoi umori, i suoi dubbi e le sue convinzioni, la sua ragione di vita, la sua passione, il suo genio”, l’opera di Guadagnucci si è nutrita del fervore artistico respirato a Montparnasse, a contatto con gli interpreti delle tendenze più aggiornate del momento: da Giacometti a Zadkine, da Klein e Tinguely, da Moore, Lipchitz sino a Marini.

Un progetto che, a otto anni dalla morte e a tredici dall’ultima personale alla Galleria Forni di Bologna, invita a riconsiderare l’opera di Guadagnucci tra le più originali del suo tempo per l’estro creativo nella trasfigurazione della realtà, secondo le linee e le immagini della contemporaneità.

Nella concentrazione di forme protese nell’aria alla ricerca di una dimensione che ne esalti l’armonia, la mostra restituisce il profilo di un artista di grande talento, raffinato ed elegante che, forgiatosi nella “bella montagna di marmo”, dov’è nato e cresciuto, plasma con audacia una materia con la quale l’uomo da sempre si confronta, rendendola leggera e delicata, al limite dell’impalpabile, trasformandola “nelle più svariate figure - sono parole dello scultore - in epidermidi di fanciulle appena sbocciate, in trasparenze di petali di fiori attraversati dai raggi del sole e cambiati in molti colori, in meteore bianchissime anche, in lame sensuali e folli di velocità, di ieri, di oggi, di sempre”.

È il pensiero che sta dietro ad un lavoro estremamente sofisticato, che la mostra esalta con originalità, contrapponendo, in una sorta di sfida, il candore assoluto di quelle forme aeree alla vivezza di una straordinaria galleria di nature morte – anch’esse prestiti eccezionali, esposte al primo piano - dove ad imporsi è invece il colore.

In realtà, l’ossimoro estetico generato dall’affiancamento ai lavori di Guadagnucci delle raffigurazioni silenti di Donghi, De Chirico, De Pisis, Ghiglia, Lloyd, Longoni e di altri protagonisti del Novecento che nella natura morta hanno trasferito parte dell’interiorità e percezione visiva non è più di tanto provocatorio, vista la comune ricerca di plasticità, eleganza e purezza assoluta.


Orario

Settembre:                            

da lunedì a venerdì dalle 16.00 alle 19.30

sabato e domenica

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L' ARTISTA MARZIALE

Fra i principali interpreti della scena artistica contemporanea, TIZIANO BONANNI è un pittore, scultore, designer ed insegnante. Svolge la sua attività in libera professione dagli anni Novanta e, nel suo percorso, ha attraversato diverse fasi creative sperimentando tecniche espressive sempre nuove. La sua produzione artistica ha guardato, sin dagli esordi, a tematiche sociali ed esistenziali con una svolta stilistica a partire dagli anni Duemila: convinto che la pittura non bastasse più ad esprimere il cambiamento che coinvolgeva l’uomo e la società in cui viviamo, ha iniziato a sperimentare materiali diversi stratificati fra loro, dando vita ad una serie di opere denominate GenS (acronimo di Generative Stratification Style); figure frammiste a residui di scarto, forme che sembrano una proliferazione di immagini innescate dall’emozione, dalla memoria, sulla base dell’analogia, più che della logica, che divengono “transizioni” di un pensiero che prende forma nella materia.

Questo percorso artistico molto articolato, viene raccontato da Bonanni in un libro, “L'ARTISTA MARZIALE” pubblicato da Europa Edizioni. Nel volume si ritrova tutto il pensiero dell’artista, anche nel suo aspetto più “marziale” in quanto Bonanni è judoka da sempre, con tutto quel bagaglio di rigore sportivo e filosofia che ne derivano. Le pagine del libro sono appunti di vita e osservazioni attente, una sorta di diario ordinato in cui le opere realizzate nel corso degli anni trovano spesso giustificazione nell’avvicendarsi di fatti storici e personali che emergono attraverso racconti e riflessioni.

Tiziano Bonanni scrive del suo senso del Sacro, della sua ricerca di giustizia in un mondo fatto di diseguaglianze, delle crudeltà che ha incontrato nel suo cammino. Tutti elementi che riconosciamo

nelle sue opere. Come ha scritto di lui Vittorio Sgarbi: “non c’è modo di concepire l’altro da noi attraverso un osservatorio diverso dalla propria esperienza di vita perennemente in fieri. Non si può allora testimoniare che sé stessi, e non per banale narcisismo, semmai per necessità, per essere e rendere consapevoli della propria presenza nel mondo. In questo senso non c’è differenza sostanziale fra arte e vita: una è emanazione dell’altra e viceversa, si vive per esprimere, si esprime per vivere”. Uno stile di vita che vediamo confermato in ogni riflessione de “L’artista marziale”.

Chi conosce Bonanni artista si perderà volentieri tra le pagine del volume, seguendo suggestioni e riconoscendo opere ben precise in questo o quel pensiero; ma il libro vuole essere soprattutto un invito, a chi ancora non lo conosce, per andarlo a scoprire nel suo studio di Scandicci o nella propria accademia d’arte, fondata alla fine degli anni novanta nella sua città.

La sua opera rispecchia tutto lo straniamento del nostro mondo presente, lo documenta, ne diventa la memoria. Nei suoi assemblaggi tutto è affidato al disegno, all’effetto plastico, all’uso del colore, maestrie che ha ereditato dalla grande tradizione toscana, arricchendole con la sua passione per la letteratura, le tradizioni popolari, le arti marziali e lo sport. Le figure create da Bonanni, in cui si innestano materiali altri (animali, radici, ossa, metalli, corde), diventano figure nuove, in continua metamorfosi, e creano legami inattesi con altri mondi appartenenti all’intelligenza artificiale, a cosmologie ibride fra uomo e animali, fra natura e robot. Per chiudere con le parole che gli ha dedicato lo storico dell’arte Nicola Nuti, ne nasce “un mondo gremito, insieme plastico e grafico, che insinua storie nelle storie, allegorie di corpi e segni di una sovrapposizione tra visto e trasognato, avendo l’artista da un pezzo demolito le separazioni tra reale e surreale”.