mercoledì 2 settembre 2020

CONOSCERE FIRENZE DALL’ ALTO: lo spettacolo delle torri


Settembre 2020 


Riaprono al pubblico, per tutto il mese di settembre, le torri e le porte cittadine: a partire da venerdì 4 settembre Torre San Niccolò sarà visitabile ogni settimana dal venerdì al lunedì in orario 16-19, mentre da sabato 5 settembre, nella stessa fascia oraria, saranno aperte al pubblico a sabati alterni anche Porta Romana (sabato 5 e sabato 19) e Torre della Zecca (sabato 12 e sabato 26).

Si potrà approfondire la storia di questi monumenti, le loro caratteristiche e funzioni nonché conoscere il loro rapporto con la città medievale e contemporanea in un viaggio nel tempo unico e affascinante, corredato da meravigliosi scorci panoramici su Firenze.

 


La fruizione di queste eccezionali testimonianze architettoniche fa parte di un progetto di restituzione pubblica di un capitolo importantissimo della storia della città di Firenze, un vero e proprio “museo diffuso” che permea il tessuto urbano e che connota fortemente l’immagine del centro storico, Patrimonio Mondiale UNESCO. Non è un caso che il logo del Centro Storico di Firenze evochi proprio l’antica cerchia muraria cittadina, di età medievale, oggi non più esistente ma di cui rimane traccia grazie alla presenza delle torri e delle porte.

 

Le visite guidate, a cura dei Musei Civici Fiorentini e di MUS.E, sono aperte a tutti, a partire dagli 8 anni; la prenotazione è obbligatoria055-2768224, info@muse.comune.fi.it.

Saranno svolte in sicurezza e in piccoli gruppi secondo un preciso protocollo di contenimento dell’emergenza epidemiologica. Verranno sospese in caso di pioggia e non saranno accessibili ai disabili motori.

Il costo di ciascuna visita è di €6 a persona, il pagamento dovrà essere effettuato in contanti sul luogo della visita. La partecipazione è gratuita per i minori di 18 anni, per i possessori della Card del Fiorentino, per disabili e accompagnatori, per guide turistiche e interpreti, per membri ICOM, ICOMOS e ICCROM.

lunedì 30 dicembre 2019

DOPO CARAVAGGIO Il Seicento napoletano nelle collezioni di palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito.

Giovane che odora una rosa, particolare 1635-1640
Il palazzo Pretorio di Prato ospita dal 14 dicembre 2019 fino al 13 aprile 2020  DOPO CARAVAGGIO Il Seicento napoletano nelle collezioni di palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito
La mostra, organizzata dal Comune di Prato in collaborazione con la Fondazione De Vito e a cura di Nadia Bastogi e Rita Iacopino presenta un insieme di tele tra le più suggestive del 600.
L’intento non vuole essere solo quello di esporre opere di artisti napoletani del Seicento ma vuole mettere a confronto e fare dialogare le opere che fanno parte di due grandi collezioni quella del Museo di Palazzo Pretorio di Prato che conserva uno dei nuclei più importanti di dipinti del Seicento napoletano in Toscana e quella della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’Arte Moderna a Napoli, che si distingue per importanza tra le più notevoli collezioni di pittura napoletana del Seicento.

Viene presentata una serie non numerosa ma di grande qualità di tele di artisti presenti a Napoli nel Seicento tra cui troviamo i primi interpreti del naturalismo caravaggesco e successivamente artisti che rielaborano il linguaggio in forme più orientate verso il classicismo e il barocco.
Il percorso espositivo inizia dal primo naturalismo napoletano e prosegue con il forte impulso dato dagli spagnoli e da numerosi artisti provenienti da città diverse e presenti al tempo nella dinamica città partenopea. L’esposizione chiude con opere di tendenza più barocca.

La mostra è scandita secondo una sequenza cronologica sviluppata in quattro nuclei che consentono tuttavia l’individuazione di corrispondenze e legami tematici.
L’introduzione è riservata a Battista Caracciolo artista napoletano detto il Battistello che rappresenta proprio il confine tra prima e dopo Caravaggio. È lui il primo grande seguace del famoso pittore, quello che darà l’input al Caravaggismo. 
Noli me tangere 1618
Noli me tangere, proprietà del Museo di Palazzo Pretorio, del 1618 periodo in cui Battistello fu chiamato a Firenze alla corte di Cosimo II, è il dipinto che racconta il momento in cui Maddalena va al sepolcro per ungere il corpo di Cristo ma lo trova vuoto.
La donna chiama gli apostoli e rimane in disparte tenendo ancora in mano il vaso con l’unguento. Sopraffatta dal dolore si volta e vede un uomo che non riconosce subito ma quando la chiamerà per nome lei capirà che è Cristo. A questo punto Gesù pronuncia la famosa frase Noli me tangere: Gesù ormai è diventato uno spirito e non deve essere né toccato né guardato per non alterarne la purezza.
Gli sguardi intensi accompagnano il gesto delle due braccia in una teatralità lontana dal naturalismo caravaggesco e che risente l’influenza dell’ambiente fiorentino. “Il rinnovato atteggiamento del pittore a trattare soggetti sacri in modo ambiguo e profano, tipico dei pittori fiorentini, ai quali non fanno certo difetto senso della scena e teatralità del gesto”.
Questa composizione costruita sulle diagonali e l’enfasi del gesto rappresentano proprio l’inizio del periodo definito post Caravaggio.

Sant'Antonio abate 1638
Tra i dipinti da sottolineare nella seconda sezione troviamo quello di Jusepe de Ribera, altro importante esponente del periodo, con un ritratto di Sant’Antonio abate del 1638. Tra i primi acquistati da De Vito risulterà uno dei capolavori della collezione. Questo artista a Napoli agli inizi del Seicento, aveva interpretato “il naturalismo e il luminismo caravaggeschi in modo potentemente espressivo e realistico influenzando più di ogni altro i pittori partenopei”. Ribeira porterà avanti il naturalismo più vero, più integro dipingendo una serie di figure a mezzo busto come filosofi e profeti. L’intento morale ed etico è trasmesso attraverso lo sguardo intenso e diretto.

Tra le opere più note e intriganti della collezione De Vito troviamo Il giovane che odora una rosa. L’autore è un pittore sconosciuto detto Maestro dell’Annuncio ai pastori, un collaboratore di Ribeira, forse Juan Do.
La figura di un giovane campeggia su un fondo scuro con un’intensa luce proveniente da sinistra che ne rivela il volto.
Il busto in obliquo, il volgersi della testa e il gesto elegante con in mano un bocciolo di rosa è accompagnato da uno sguardo profondo e pieno di fascino.

Nozze mistiche di Santa Caterina di Alessandria 1635 ca.
Dopo un primo naturalismo caravaggesco la mostra prosegue nella terza sezione con artisti che rappresentano il periodo successivo. I contrasti si attenuano, la pittura anche a Napoli si addolcisce grazie all’influenza dei pittori che gravitano a Roma, e a Van Dyck.
Il pittore Finoglio rappresenta un esempio, con le Nozze mistiche di Santa Caterina di Alessandria del 1635 ca. che risente l’influenza del Battistello ma in modo addolcito grazie alla conoscenza dei pittori bolognesi e di Artemisia Gentileschi che arriva a Napoli negli anni Trenta del Seicento.

L’ultima sezione sottolinea la figura di Mattia Preti come artista della scena napoletana di metà secolo che contribuisce a guidare il naturalismo verso un linguaggio pienamente barocco di grande espressività pittorica.
Deposizione di Cristo dalla croce 1675
Superba la Deposizione di Cristo dalla croce del 1675 dove “il taglio ravvicinato della scena non lascia posto alla descrizione della croce, del paesaggio e delle stesse figure, che, con un’intuizione di indubbia modernità, entrano solo parzialmente nel dipinto, quel tanto che basta a sottolineare la sofferenza e la patetica espressività dei loro volti e di un gesto, lasciando protagonista il corpo di Cristo”.
Patrizia Casini


Promossa e realizzata da Comune di Prato Museo di Palazzo Pretorio - Fondazione De Vito
Con la collaborazione di Opificio delle Pietre Dure Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
A cura di Nadia Bastogi e Rita Iacopino
Sede Museo di Palazzo Pretorio Piazza del Comune Prato
Data 14 dicembre 2019 – 13 aprile 2020
Orario 10.30 -­‐18.30 tutti i giorni eccetto il martedì non festivo. La biglietteria chiude alle 18
Biglietto  museo e mostra 10 € intero, 8€ ridotto (riduzioni e gratuità sul sito www.palazzopretorio.prato.it Info e prenotazioni Tel. +39 0574 24112 -­‐  da lunedì a sabato ore 9:30-­‐19, domenica ore 9:30-­‐18:30 museo.palazzopretorio@comune.prato.it  prenotazioni.museiprato@coopculture.it
Catalogo Claudio Martini Editore € 25


lunedì 25 novembre 2019

TRA SCUOLA E OSTERIA - LA CUCINA TOSCANA CONTEMPORANEA


L’Osteria di Passignano e la scuola di Arte Culinaria Cordon bleu insieme per un corso di cucina con la stella Michelin.

Il corso ricco e articolato si spinge in più direzioni dalla cucina tradizionale, all'utilizzo di materie prime semplici da conoscere e valorizzare, dalle ultime tecnologie e pratiche applicate alla cottura, fino alla cucina vegana e vegetariana e contemporanea. Senza dimenticare i piatti tipici toscani e italiani, per fornire sempre uno sguardo che raccoglie dal passato e proietta al futuro.

Sono previste 10 lezioni: 8 lezioni si terranno presso la Scuola di Arte Culinaria Cordon Bleu di Firenze, 2 lezioni invece si terranno alla Scuola di cucina Fonte de' Medici (Via Santa Maria a Macerata, 31, Monteridolfi - Firenze).
A coronamento dell' intero corso un evento finale; una cena con visita alla Cantina all'Osteria di Passignano mercoledì 22 aprile 2020 dalle ore 18,30.

CALENDARIO LEZIONI






Per maggiori informazioni e prenotazioni
info@cordonbleu-it.com 
055 2345468


venerdì 8 novembre 2019

NATALIA GONCHAROVA

Autoritratto con gigli gialli, 1907-1908

Nuova importante mostra a Palazzo Strozzi che dopo l’Abramović celebra ancora una volta una grande artista femminile. NATALIA GONCHAROVA dal 28 settembre 2019 al 12 gennaio 2020 sarà ospite del prestigioso Palazzo fiorentino
Una straordinaria figura delle avanguardie di primo Novecento, una vita controcorrente, la sua produzione artistica è messa a confronto con celebri opere di artisti che sono stati per lei punti di riferimento come Paul Gauguin, Henri Matisse, Pablo Picasso, Umberto Boccioni.

Prima figura femminile a imporsi nel panorama internazionale, Natalia Goncharova ha vissuto per l’arte in maniera totale e anticonformista. Ha esposto nelle più importanti mostre dell’avanguardia europea, tra Monaco, Berlino, Parigi e Londra, mentre a Mosca ha partecipato a performance in cui ha sfilato nella zona più elegante della città con il volto e il corpo dipinti con immagini e frasi destinate a scandalizzare i benpensanti.
Modella (su sfondo blu), 1909-1910
Sfidando la pubblica morale è stata la prima donna ad aver esposto dipinti raffiguranti nudi femminili, e per questo accusata e processata. Per oltre cinquant’anni ha vissuto e lavorato insieme all’artista Mikhail Larionov in modo libero e aperto, arrivando al matrimonio solo negli ultimi anni di vita e solo per tutelare il comune lavoro. Eroina dell’avanguardia russa, ha vissuto come esule a Parigi per continuare a lavorare senza costrizioni.
Attraverso la sua arte ha creato una fusione originale e potente di tradizione e innovazione, Oriente e Occidente, rendendo la propria opera un esempio unico di sperimentazione tra stili e generi artistici.

L’esposizione è a cura di Ludovica Sebregondi, Fondazione Palazzo Strozzi, Matthew Gale, Head of Displays e Natalia Sidlina, Curator, International Art, Tate Modern.

Costumi del Principe per il balletto Sadko, 1916
Evangelista in rosso, 1911

Lavaggio della biancheria, 1910

mercoledì 6 novembre 2019

RENATO MAMBOR alla Tornabuoni Arte


I protettori, 2007
Tornabuoni Arte, nella sua sede di Firenze, ospita dal 25 ottobre al 30 novembre 2019 un’ampia esposizione intitolata a RENATO MAMBOR.
Un artista eclettico, tra le figure di primo piano della scuola di Piazza del Popolo, ha vissuto appieno la Roma della sperimentazione e dell’avanguardia insieme ad artisti come Schifano, Angeli, Festa e Tacchi.
La sua prima esposizione risale al 1959 alla galleria “L’Appia Antica” e l’anno successivo è tra i vincitori dei premi assegnati dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna.
Airone ferito, 1966
Nella sua vita artistica ha lasciato che la curiosità lo portasse a sperimentare con grande tensione intellettuale ed umana esercitando in molti ambiti artistici dal teatro al cinema, dalla pittura alla scultura.
Nei suoi spettacoli era autore, scenografo, regista, attore, ballerino cantante.
“Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere”. In una frase Mambor offre una precisa immagine del suo essere artista.
Alla pittura, l’amore di sempre, resterà infatti fedele sino all'ultimo momento in particolare dal 1987 a seguito di un'operazione al cuore che lo portò a riflettere sulla sua attività d'artista e in particolar modo di pittore.
“Un dolce pensiero incartato da una forte determinazione si espresse così: sono un pittore, voglio tornare a dipingere”.

Il filo, che ritroviamo spesso nell'opera di Mambor,  nei primi anni è simbolo di un legame, una costrizione mentre successivamente il concetto si trasforma e il tutto è connesso, legato la separazione è un illusione.
“Non c’è niente e nessuno che sia veramente separato dal resto, la vita stessa si manifesta in relazione…Tra il pittore e il fare quadro, tra il dipinto e lo spettatore…Questi fili nell’arte sono ciò che ci lega ai compagni di strada, alla storia contemporanea, al passato, alle diverse forme d’arte, anche a quelle che non condividiamo. Anche un battito mancante fa parte del cuore”.

Fili, 2012
Con FILI, una grande opera “installativa” del Duemila, viene espresso questo concetto dove ogni essere è legato da fili invisibili alle persone e all’ambiente. Le matasse colorate sono presentate in fila sulla parete. Una scultura formata da una sagoma doppia tiene in mano una matassa “la matassa di lana oscillava fra le mie mani come una preghiera aperta. Mia madre seguiva l’ondulazione del filo e sciogliendo ogni nodo costruiva il gomitolo. Infine un sorriso di soddisfazione suggellava il nostro rapporto”.
Patrizia Casini

Tornabuoni Arte,
Lungarno Benvenuto Cellini 3
Firenze

mercoledì 9 ottobre 2019

AL VIA I RESTAURI DI ALCUNI MODELLI CONSERVATI AL MUSEO DI DOCCIA


I Lottatori, XVIII sec., cera, dal marmo antico
nella Tribuna della Galleria degli Uffizi
Prendono il via gli interventi di restauro e recupero di alcuni importanti modelli e sculture conservati al Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia (Polo Museale della Toscana), grazie al contributo di 50mila euro raccolti con la campagna "ARTIGIANATO E PALAZZO PER IL MUSEO DI DOCCIA", promossa da ARTIGIANATO E PALAZZO e sostenuta dalla Regione Toscana per l'edizione 2018.

Nello specifico, l'intervento riguarderà 28 modelli scultorei in cera, 8 in terracotta, 4 in gesso, concordemente individuati dal Polo Museale della Toscana e dagli Amici di Doccia. Si tratta di alcuni esemplari di assoluta rarità che compongono la collezione del Museo, originata dalla Manifattura Ginori di Doccia realizzata dal marchese Carlo Ginori.
David e Golia, XVIII sec., cera, da Giovan Battista Foggini
"Ci auguriamo che questi restauri servano a mantenere alta l'attenzione verso il Museo di Doccia e le sue collezioni, affinché venga presto riaperto al grande pubblico e agli studiosi", affermano Giorgiana Corsini e Neri Torrigiani. Un patrimonio inestimabile, quello del Museo, che conserva 8.000 opere in porcellana, maiolica, terracotta, cera,  gesso e piombo; oltre 13.000 tra disegni, lastre di metallo incise, pietre cromolitografiche, modelli in gesso, sculture in cera.

La commissione per l'affidamento dei lavori di restauro, dopo un attento esame comparato dei preventivi, sia per la parte economica che per quella progettuale, ha incaricato 3 ditte specializzate nelle tipologie di materiali, ovvero la "Nike Restauro di opere d'arte", la "GEA Restauri di Maria Grazia Cordua" e "Francesca Rossi Restauro" per effettuare gli interventi necessari.

Amore e Psiche, 1746, gesso, dal marmo antico
della Galleria degli Uffizi
La direzione dei lavori sarà assunta da Cristina Gnoni, del Polo Museale della Toscana diretto da Stefano Casciu. Laura Speranza, componente della Commissione, si è resa disponibile a fornire al Polo Museale ed alla Direzione dei lavori la piena collaborazione dell'Opificio delle Pietre Dure e del Settore da lei diretto.

giovedì 3 ottobre 2019

DONNE IN FARSI. Viaggio tra i volti dell'Iran


Anche quest’anno con il festival L’EREDITÀ DELLE DONNE diretto da Serena Dandini, Firenze sarà ricca di attività ed eventi che riguardano il mondo femminile.
Tra queste, il 4 ottobre 2019 la nuova Crumb Gallery di Firenze inaugura la mostra DONNE IN FARSI. VIAGGIO TRA I VOLTI DELL’IRAN, che propone 40 scatti di Rory Cappelli e Lea Codognato. Lo spazio, aperto lo scorso maggio in via San Gallo, è diretto da Emanuela Mollica ed è interamente dedicato all’arte e alla fotografia delle donne.

L’Iran nonostante la vicinanza – immaginifica, geografica, storica – da una parte resta un mistero, da un’altra un insieme di stereotipi e viene percepito come un Paese dove i contrasti non esistono, uniformati nella politica e nella religione di Stato, e le sfumature sono perse da tempo. L’Iran è raccontato al mondo occidentale attraverso i suoi artisti espatriati: chi resta è come se non avesse più voce. Eppure solo a Teheran ci sono centinaia di librerie e ogni anno vengono pubblicati migliaia di titoli, per parlare soltanto della produzione letteraria.
Il fermento è grande e profondo. Lo si vede bene il primo giorno del nuovo anno, il 20 o 21 marzo, la festa più importante in Iran, celebrata da tremila anni: si chiama Nowruz (nuovo giorno), risale all’epoca preislamica e, nonostante gli sforzi, il governo non è riuscito a cancellarla. Scuole e uffici restano chiusi per due settimane, tutto il Paese diventa una rilucente e coloratissima ghirlanda, di stoffe, cibo e sorrisi. Le foto esposte in questa mostra sono scattate durante quella festività: a Nowruz tutto quello che è l’Iran, dove sostanzialmente non esiste analfabetismo, dove la maggior parte delle donne frequenta l’università, si riversa per le strade e si dipinge sui volti della gente, che a ogni angolo di strada canta e sorride.

Il 5 ottobre alle ore 18 si terrà l’inaugurazione ufficiale, a cui parteciperà Bianca Maria Filippini, docente di Lingua Persiana all'Orientale di Napoli e cofondatrice, con Felicetta Ferraro, della casa editrice Ponte33 e dell'omonima associazione culturale nata per far conoscere in Italia la letteratura contemporanea in lingua persiana prodotta in Iran, Afghanistan, Tagikistan e all’estero, principalmente Stati Uniti e Europa, dove molti scrittori provenienti da questi paesi vivono e lavorano.
Il 5 ottobre dialogherà con Rory Cappelli e per tutta la durata della mostra i titoli della casa editrice saranno venduti in galleria.

CRUMB GALLERY
Via San Gallo, 119 rosso | 50129 Firenze
Donne in farsi
Viaggio tra i volti dell’Iran
Fotografie di Rory Cappelli e Lea Codognato