sabato 9 dicembre 2017

IL PRINCIPE DEI GRANDUCHI

In occasione della mostra "Il Cinquecento a Firenze, 'maniera moderna' e controriforma tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna", la Fondazione Palazzo Strozzi e The Medici Archive Project organizzano IL PRINCIPE DEI GRANDUCHI, convegno di studi su Francesco I de’ Medici. Da un’idea di Marco Ferri, l’evento speciale si terrà venerdì 15 dicembre, dalle 15 alle 19 nell’Altana di Palazzo Strozzi, a Firenze.
L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Fonte: Ufficio Media Marco Ferri

mercoledì 6 dicembre 2017

Il prossimo 12 gennaio 2018, alle ore 12 sul Ponte Vecchio di Firenze (sotto le volte di Vasari che sorreggono il Corridoio Vasariano, si terrà la presentazione del libro STORIE E LEGGENDE DEL PONTE VECCHIO di Marco Ferri (Angelo Pontecorboli Editore, 2017).
Oltre l'Autore, saranno presenti il Sindaco di Firenze, Dario Nardella (che
ha firmato la prefazione nel libro) e Tommaso Galligani dell'Ansa Toscana.
Ingresso libero
Fonte: Ufficio Media Marco Ferri

lunedì 27 novembre 2017

LA TROTTOLA E IL ROBOT Tra Balla Casorati e Capogrossi


Al PALP Palazzo Pretorio di Pontedera fino al 22 aprile 2018 è possibile ammirare una mostra inconsueta e ricca di risvolti divertenti e distensivi ma che mettono in luce anche le grandi trasformazioni storiche e sociali verificatesi tra la fine del XIX secolo e la seconda metà del XX, periodo nel quale è mutato l’assetto geopolitico del mondo occidentale provocando radicali cambiamenti nella vita quotidiana delle famiglie italiane.

Il suo titolo La trottola e il robot Tra Balla Casorati e Capogrossi, ne fa intuire il contenuto: risultano esposte un rappresentativo numero di opere selezionate dalla importante collezione di giocattoli d’epoca del Comune di Roma e, vicino ad esse, le contemporanee opere d’arte di pittura e scultura di grandi artisti italiani. In tutte le opere d’arte è presente il mondo del gioco infantile declinato nei suoi molteplici aspetti di svago, formativi, educativi. Quindi due espressioni della creatività legate all'infanzia: quella che si manifesta con oggetti concreti ideati un tempo dagli artigiani e oggi prodotti dall'industria e quella che rappresenta e interpreta il gioco infantile nelle arti figurative e plastiche.

Due universi separati che a Pontedera hanno trovato il modo di rispecchiarsi l’uno nell'altro per far rifiorire nei non più giovani lontani ricordi e dimenticate emozioni, nei più giovani la storia delle trasformazioni e della lunga evoluzione vissuta dai giocattoli per arrivare a quelli tecnologici attuali. L’avvincente racconto di figure ed oggetti che si snoda nelle sale espositive di Palazzo Pretorio, offre dunque “da differenti, dialettici e integrati punti di vista un osservatorio inedito e suggestivo sui mutamenti della società italiana nel corso dei decenni, sulle variazione dei modelli pedagogici, di vita e di pensiero e sul rapporto spesso controverso tra il mondo degli adulti e quello -assai più misterioso- dei bambini”.

Le 110 opere degli artisti che si sono interessati al tema dell’infanzia sono state ordinate secondo temi chiave supportati dall’abbinamento e dalla vicinanza, nella stessa sala, di numerosi e corrispettivi giocattoli.
Si inizia con la rappresentazione dei giochi all’interno della Casa, cioè nell’intimo e sicuro spazio conosciuto, per passare poi al tema dell’Educazione, del Gioco all’esterno, del Teatro e del Circo, dei Giochi senza età e, infine, alla sala degli Automi che presenta i primi ingenui elementi a molla fino ai più sofisticati giochi attuali: rimandano, come fa notare il sindaco Simone Millozzi, “alle attività di ricerca condotte dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna partner di eccellenza dell’esposizione. Le riflessioni scaturite dall’osservazione dei  primi esempi di giocattoli a molla fino ai più sofisticati robot consentono di ritenere l’innovazione applicata alla cultura un grande serbatoio che unisce saperi, principi, ricerca e creatività”.
Stimolante il catalogo (Bandecchi & Vivaldi) con testi dei curatori della mostra, Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci e di studiosi specialisti nei singoli settori, da quello artistico a quello pedagogico e psicologico, che mettono in luce l’utilità del gioco nell’infanzia, ma non solo. E, a questo proposito, mi viene in mente il nome di un negozio di giocattoli di Firenze che non è soltanto un nome ma anche un invito scritto a grandi lettere sul vetro della porta d’ingresso e rivolto a tutti, grandi e piccini, “Fate più balocchi”.
Foto di Azzurra Salerno

Graziella Guidotti

venerdì 10 novembre 2017

LA SETTIMA ARTE AGLI UFFIZI - EJZENŠTEJN


Ciclo StigmatizzazioneStigmate, San Francesco,
1932 m
atita nera e matita rossa su carta
Splendida mostra alla Galleria degli Uffizi che con EJZENŠTEJN LA RIVOLUZIONE DELLE IMMAGINI ricordano i cento anni dalla rivoluzione socialista russa.

Ejzenštejn nato a Riga nel 1898 e morto a Mosca nel 1948 è considerato tra i più innovativi artisti nella storia del cinema sia nell’ambito del montaggio che nella struttura compositiva delle immagini.
Amante dell’arte rinascimentale e dei tre grandi artisti del Rinascimento: Raffaello, Michelangelo e Leonardo è riuscito a creare una straordinaria relazione tra le arti e il cinematografo inserendo nei suoi film tutta una serie di citazioni grafico-pittoriche.
Ciclo Les Parques, 1947, matita su carta
L’artista è stato per il mondo delle immagini quello che è stata la rivoluzione del 1917 per gli assetti sociali, politici ed economici della Russia inoltre con la capacità di durare nel tempo ed ispirare una generazione di artisti.
Soprannominato il Leonardo da Vinci del cinema per la stessa versatilità, la curiosità di sperimentare e la capacità d’inventiva che lo accomuna con il grande genio del Rinascimento, si muove in un territorio poliedrico di regista, montatore, scenografo, scrittore, disegnatore e pedagogo.

L’esposizione presenta i molteplici aspetti del talento di Ejzenštejn con un percorso che alterna l’attività di disegnatore a quella di cineasta.
I suggestivi disegni realizzati con la sola linea grafica che lui definiva “danzata” sono quasi tutti compresi tra i primi anni Trenta e il 1948 e sono considerati dallo stesso regista la “rappresentazione grafica di un’idea”. Il disegno deve avere la capacità di rendere le “idee intuibili facendo sì che le idee astratte siano anche plasticamente immaginabili”.

Per lui il disegno era già il montaggio del cinema.
Anche il materiale cinematografico di Ejzenštejn in mostra è stato predisposto per suggerire un rimando all’arte del passato e alle idee sul montaggio. Le proiezioni mescolano dettagli e scene dei film, Sciopero, La corazzata Potëmkin, Aleksandr Nevskij, ad alcuni particolari tratti dall’Adorazione dei Magi e l’Ultima cena di Leonardo e dalla battaglia di San Romano di Paolo Uccello.

Questa mostra introduce per la prima volta agli Uffizi la settima arte, così chiamato il cinema di Ejzenštejn, e il Rinascimento oltre ad essere una fucina di immagini diventa il punto di riferimento e la rifioritura culturale a cui ogni rivoluzione dovrebbe tendere.

La cineteca di Bologna nell’ambito del progetto IL CINEMA RITROVATO porta nelle sale dal 6 novembre il capolavoro di Sergej Ejzenštejn del 1925 La corazzata Potëmkin in versione integrale e restaurata.
Patrizia Casini,

EJZENŠTEJN LA RIVOLUZIONE DELLE IMMAGINI
Sede: Sale di Levante Galleria delle statue e delle Pitture degli Uffizi
Periodo: dal 7 novembre al 7 gennaio 2018
Orari: da martedì a domenica 8,15 - 18,50; lunedì chiuso



giovedì 9 novembre 2017

DA BROOKLYN AL BARGELLO Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti.


È tornata a Firenze, anche se per breve tempo, la lunetta di Giovanni della Robbia.
Il Museo Nazionale del Bargello ospiterà dal 10 novembre al 8 aprile 2018 la mostra Da Brooklyn al Bargello Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti.

La lunetta, commissionata da Niccolò Tommaso Antinori intorno al 1520, a Giovanni della Robbia e sistemata nella Villa delle Rose a quel tempo proprietà della famiglia Antinori, rappresenta “il Cristo risorto, con il committente Antinori in ginocchio alla sua destra e i soldati attorno al sepolcro, secondo l’iconografia tradizionale: il tutto su un articolato sfondo di paesaggio e all’interno di una fastosa cornice di frutti e fiori popolata da piccoli animali”.

Giovanni della Robbia, il più prolifico e autonomo tra i cinque figli di Andrea si distingue per un uso frequente e intensivo della policromia, un’esuberante vena decorativa e un’anatomia dei corpi con una maggiore pienezza plastica rispetto alla tradizione robbiana.
L’opera manca dall’Italia dal 1898 quando Aaron Augustus Healy, importante uomo d’affari, ma anche esperto collezionista e generoso mecenate acquistò la lunetta per donarla al Brooklyn Museum.
Grazie all’aiuto di Marchesi Antinori Spa che, nel 2015 ha finanziato il restauro realizzato nei laboratori del Brooklyn Museum in previsione della mostra al Museum of Fine Arts di Boston, la lunetta è potuta tornare a Firenze.
È stata accompagnata idealmente a Firenze dalla presenza del Ritratto di Aaron Augustus Healy dipinto da John Singer Sargent nel 1907, altro capolavoro concesso in prestito dallo stesso museo americano.


“In parallelo, la seconda sala ospiterà un’opera di Stefano Arienti, artista italiano tra i più apprezzati in ambito internazionale, dal titolo Scena fissa, con cui la scultura robbiana viene riletta e reinterpretata, dando vita ad un inaspettato dialogo tra arte rinascimentale e contemporanea”.
Patrizia Casini

Museo Nazionale del Bargello
10 novembre 2017 – 8 aprile 2018

mercoledì 25 ottobre 2017

AMBROGIO LORENZETTI un artista innovativo del suo tempo

Si è inaugurata a Siena la bellissima mostra su Ambrogio Lorenzetti, pittore attivo nella prima metà del Trecento e allievo di Duccio di Buoninsegna.
L’idea della mostra nasce nel 2015 con un progetto chiamato Dentro al Restauro il quale porta all’analisi e all’approfondimento di Ambrogio Lorenzetti. L’operazione comporta il trasferimento di alcune opere, che necessitavano di restauro, nel complesso di Santa Maria della Scala: il ciclo di affreschi staccati dalla cappella di San Galgano a Montesiepi e il Polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio a Siena.
A questi due cantieri si sono affiancati altri due restauri, il primo nella chiesa di San Francesco, volto al recupero della sala capitolare dei frati e l’altro nella chiesa di Sant’Agostino dove Lorenzetti affrescò il ciclo di storie di Santa Caterina e gli articoli del Credo.
Gli interventi sono stati allestiti in un cantiere di restauro “aperto” cioè fruibile dalla cittadinanza e dai turisti in modo da permettere, oltre ad una maggiore conoscenza da parte degli studiosi, una familiarizzazione da parte del pubblico.

Ambrogio Lorenzetti è stato uno tra i maggiori e più importanti artisti dell’Europa tardo-medievale e fu famoso anche presso gli scrittori d’arte (Commentarii del grande scultore rinascimentale Lorenzo Ghiberti) ma poco conosciuto ai giorni nostri.
Questo perché gli studi si sono sempre concentrati sui magnifici affreschi realizzati dal pittore per il Palazzo Pubblico: le allegorie e gli effetti del Buono e del Cattivo governo offuscandone un po’ il resto dell’attività.
Lorenzetti, uomo di grande cultura attivo nella vita politica della sua città, realizza quelli che sono tra le prime pitture senza temi autocelebrativi dei committenti; si tratta di veri e propri manifesti  dell’etica politica delle città-Stato nell’età tardo comunale.
Purtroppo “la densità concettuale di quest’insieme di dipinti murali” ha messo finora in secondo piano il resto della sua produzione pittorica.

La mostra vuole mettere in evidenza il resto della produzione artistica e lo straordinario linguaggio stilistico dell’artista, sottolineando il valore intellettuale e innovativo della sua opera.
Il percorso si apre con una prima sezione dedicata ai grandi maestri che operano nella Siena del 1300; Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Pietro Lorenzetti (il fratello di Ambrogio).
Seguono varie opere di Ambrogio tra cui la Madonna di Vico l’Abate, la Madonna col bambino, La croce dipinta di Montenero d’Orcia e molte altre opere oltre agli affreschi delle varie chiese staccati e restaurati.

In mostra tornano quindi a vivere idealmente il chiostro della chiesa francescana e anche se oggi degli affreschi ne rimane una parte assai piccola la fortuna vuole che “il maggiore frammento superstite appartenga proprio alla scena più celebre del ciclo, e rappresenti quel miracoloso fortunale scatenatosi in seguito alla morte dei francescani” che contiene la prima rappresentazione di una tempesta nella storia della pittura occidentale.
Purtroppo la parte inferiore dove Lorenzetti decise di rappresentare, allontanandosi dalle fonti agiografiche, la reazione terrorizzata della folla a seguito del fortunale è andata perduta. Questa scena, così particolare e fuori dagli schemi, suscitò l’entusiasmo del Ghiberti “uenghossi gli uomini et le donne arrouesciarsi e panni in capo”.
Rimane la parte superiore dove si vede la città battuta dalla pioggia e dai grossi chicchi di grandine dove sempre il Ghiberti descrive come “la grandine folta in su e’ palvesi”.

Di grande suggestione gli affreschi della cappella di San Galgano a Montesiepi dove nella lunetta nord-est la raffigurazione di Maria Regina è realizzata secondo lo schema della Maestà della tradizione senese arricchendo però la composizione con la figura di Eva ai piedi dello scranno della Madonna.
Eva indossa la pelliccia di capra, simbolo della lussuria e tiene in mano il ramo di fico, simbolo del peccato e della sua conversione. La conseguenza immediata della trasgressione di Adamo ed Eva è la vergogna causata dalla consapevolezza della loro nudità e la loro reazione è coprirsi con la foglia di fico, infatti fulcro del dipinto è il tema della redenzione.

A corredo della mostra un ricco catalogo rappresenta finalmente la prima completa e ricca monografia dell’artista.
Patrizia Casini

martedì 24 ottobre 2017

Importanti acquisizioni alla Galleria dell’Accademia di Firenze

Mariotto di Nardo (Firenze, 1365 circa – 1424 circa)
Angelo annunziante  
La rilevante “collezione fondi oro” del Museo dell’Accademia di Firenze si è arricchita di quattro preziosi pezzi che permettono di approfondire la conoscenza dell’opera di Mariotto di Nardo (Firenze 1365-1424 circa) e di avviare la ricomposizione di un importante tabernacolo forse commissionato dalla famiglia Corsini. Si tratta di quattro tavole: due sportelli raffiguranti coppie dei santi, rispettivamente Giovanni Battista con Nicola di Bari e Antonio abate con Giuliano, e due semilunette, una con l'angelo annunziante e l'altra con la Vergine annunziata.
M.di Nardo Firenze, 1365 -1424 circa
San Giovanni Battista e San Nicola da Bari
“Gli sportelli, già sottoposti alla Dichiarazione d’interesse da parte dello Stato, che erano esposti alla Trentesima Biennale Nazionale dell'Antiquariato conclusasi recentemente a Firenze, nello stand dell'antiquario Matteo Salamon di Milano, sono stati acquistati dalla Galleria dell'Accademia al prezzo di trecentomila euro. Negli stessi giorni della Biennale, Angelo Tartuferi, vicedirettore del celebre museo fiorentino e noto specialista di pittura antica, ha identificato le due semilunette con le figure dell’Annunciazione come parti terminali superiori dei medesimi sportelli ritagliate in epoca imprecisata, ma certamente anteriore alla fine dell’Ottocento, quando i quattro dipinti figuravano ancora puntualmente descritti nel catalogo della Galleria Corsini a Firenze. Mentre le tavole con le coppie di santi erano nella illustre collezione fiorentina ancora alla fine degli anni venti del Novecento, delle due semilunette si era persa ogni traccia. La Galleria dell’Accademia è riuscita ad assicurarsi, con una tempestività inconsueta per i musei italiani, anche questi ulteriori dipinti ricomparsi solo ultimamente sul mercato antiquario”.
Lorenzo Bartolini
Ritratto di Giovanni Battista Niccolini
Le quattro opere, che appartengono all’età matura dell’artista, mostrano sia i fermenti culturali e stilistici neogiotteschi della fine del Trecento, sia le suggestioni della pittura tardogotica sull'esempio di Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina.
Caratterizzate da una finissima e preziosa decorazione in pastiglia dorata arricchita da una copiosa granitura della superficie, eseguita secondo le indicazioni tecniche descritte da Cennino Cennini nel Libro dell’Arte, mostrano tuttavia un linguaggio personale solenne e posato.
Insieme alle quattro tavole di Mariotto di Nardo è entrato a far parte delle collezioni della Galleria il busto di Giovanni Battista Niccolini, modellato dallo scultore Lorenzo Bartolini (1777-1850). Presentato alla stessa Biennale dell’Antiquariato nello stand dell'antiquario fiorentino Giovanni Pratesi, è stato generosamente donato dall'Associazione Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze.

Grazie a questa  donazione la scultura in marmo e il modello in gesso sono di nuovo l’uno accanto all'altro come nello studio dello scultore, entrambi firmati e datati. 
Graziella Guidotti